ROMA – Tra i beati oggi canonizzati santi a Roma da Papa Leone XIV c’è anche Bartolo Longo (1841–1926), tra l’altro unico laico italiano. Qual è la sua storia? Bartolo Longo fu un uomo che trasformò la sua vita in un messaggio di speranza e fede. Nato a Latiano, in Puglia, crebbe in una famiglia profondamente religiosa. Tuttavia, durante gli anni universitari a Napoli, si allontanò dalla Chiesa. Fu particolarmente attratto dal razionalismo e dalle pratiche spiritistiche e occulte, molto in voga nel clima positivista dell’epoca. Quell’esperienza, però, lo lasciò inquieto e smarrito.
Grazie all’incontro con il domenicano Padre Alberto Radente, Longo riscoprì la fede cattolica e decise di dedicare la sua vita alla Madonna del Rosario. Nel 1872 si stabilì nella valle di Pompei che a quel tempo era una zona povera e abbandonata. Qui promosse la costruzione del Santuario di Pompei dedicato alla Vergine del Rosario, ancora oggi meta di milioni di pellegrini. Accanto all’opera religiosa, fondò scuole e orfanotrofi per i figli dei carcerati perché era convinto che la carità fosse il vero segno della fede.
La sua figura coniuga intelligenza, coraggio e profonda umiltà. La sua conversione è una preziosa testimonianza di fede. Bartolo Longo visse come “apostolo del Rosario”, divulgando la preghiera mariana come via di pace e di conversione. Giovanni Paolo II lo proclamò Beato il 26 ottobre del 1980. Riconobbe in lui un modello di laico impegnato e un testimone della misericordia divina. La sua vicenda umana resta un esempio di come anche dalle tenebre dell’errore possa nascere una vita pienamente consacrata al bene.
Di Valentina Mazzella

