Una delle serate più buie della gestione De Laurentiis. In Olanda, contro un PSV tutt’altro che irresistibile, il Napoli perde 6-2 e subisce una delle sconfitte più pesanti della sua storia recente in Champions League. Non solo per il risultato, ma per la sensazione di impotenza mostrata in campo: una squadra irriconoscibile, fragile, svuotata di motivazioni e di orgoglio.
Dopo il vantaggio illusorio firmato McTominay, il Napoli si è letteralmente spento. Errori clamorosi di Buongiorno, Beukema e Gilmour hanno consegnato agli olandesi i gol della rimonta. Il rosso ingenuo di Lucca ha completato la disfatta, lasciando la squadra in dieci e senza più energie né idee. Perfino Milinkovic, apparso insicuro e impreciso, non è riuscito a dare sicurezza al reparto difensivo.
La differenza di ritmo e intensità tra le due squadre è stata imbarazzante. Il PSV correva il doppio, pressava, lottava su ogni pallone; gli azzurri invece sembravano fermi, svogliati, quasi rassegnati. Un atteggiamento indegno per chi indossa una maglia che va onorata sempre, a prescindere dal risultato.
Un gruppo senza fame e senza identità
Rispetto alla squadra che solo pochi mesi fa conquistava lo Scudetto, oggi mancano due ingredienti fondamentali: fame e motivazioni. Senza questi, non bastano nove nuovi acquisti né le promesse di rilancio. Conte, chiamato per dare ordine e grinta, appare smarrito. Le sue scelte lasciano perplessi: formazione confusa, cambi tardivi, e la solita testardaggine nel riproporre moduli e uomini fuori forma.
La condizione fisica è allarmante. Di Lorenzo e Politano sembrano a corto di energie, mentre altri, come Lucca, appaiono semplicemente inadatti a questi livelli. In dieci partite tra campionato e Champions, il Napoli ha già perso quattro volte, subendo 16 gol: numeri che parlano da soli.
Una ferita che brucia
Il dolore più grande, però, è per i tifosi. Per chi ha viaggiato fino in Olanda, spendendo tempo e soldi, e non ha potuto nemmeno assistere alla partita. Questa squadra doveva fare qualcosa in più anche per loro.
Eppure, nonostante la rabbia e la delusione, nulla è ancora perduto. Restano cinque gare di Champions, 31 di campionato e le coppe nazionali da giocare. Ma serve un cambio radicale: nello spirito, nella mentalità, nell’orgoglio.
Perché questa non è solo una sconfitta sportiva. È un campanello d’allarme.
E se il Napoli non ritrova subito se stesso, il rischio è che quella di Eindhoven non resti un episodio isolato, ma l’inizio di un lungo, amaro declino.
La maglia azzurra merita di più. Fuori la Grinta.

