TV – Il prossimo 28 ottobre su Rai 2 torna nuovamente in onda la trasmissione “Belve” condotta da Francesca Fagnani. È di questi giorni la notizia che conferma che, tra i vari ospiti, un’intervista sarà riservata alla TikToker napoletana Rita De Crescenzo. Si alzi il sipario!
Negli anni Sessanta l’artista Andy Warhol, durante un’intervista, dichiarò: “In the future everyone will be famous for 15 minutes”. Letteralmente: “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti”. Parole a dir poco profetiche. Nell’epoca di Internet e dei fenomeni mediatici, possiamo affermare che oggi “i 15 minuti” durano spesso molto di più. Per diventare famosi non c’è bisogno di avere un talento particolare, di aver studiato ed essere esperto in qualche settore, di essere bravi in una forma specifica di intrattenimento, in uno sport o altro. Lo dimostra un certo filone di “influencer dal nulla” che sui social hanno tantissima visibilità, senza gli sforzi e l’impegno dei veri content creator che del web fanno un lavoro. Rita De Crescenzo rappresenta il simulacro di tutto ciò.
È diventata famosa per pura casualità nel 2020, l’anno della pandemia, quando condivise un video in cui sfidava degli agenti in divisa con un balletto durante l’orario di servizio. L’algoritmo di TikTok e di Instagram rese quel contenuto inspiegabilmente virale. Anche solo per ridere del balletto, tutti videro e condivisero quel video. Per lo stesso motivo anche gli altri contenuti, negli anni, hanno continuato a raggiungere numeri strabilianti in termini di visualizzazioni. Così dal web alla televisione il passo è stato breve.
L’intervista dalla Fagnani non sarà infatti nemmeno la prima apparizione di Rita De Crescenzo in TV. In passato ad esempio la donna è già stata ospite anche da Massimo Giletti nella trasmissione “Lo Stato delle Cose” e da “Dritto e Rovescio” di Paolo Del Debbio. Non solo. Anche in radio con “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani. Un tempo Barbara D’Urso sulle reti Mediaset veniva aspramente criticata per promuovere un certo tipo di “TV spazzatura”. Attualmente sembra che anche la Rai si stia abbandonando alla stessa deriva, con la differenza che si tratta di una rete pubblica.
Su TikTok Rita De Crescenzo è seguita da oltre 2 milioni di follower. Non tutti fan, anche molti curiosi ed hater. A partire dai social è rimbalzata alla ribalta anche buona parte della sua vita privata. Classe 1979, a soli 12 anni rimase incinta di un membro di un clan della Camorra, arrestato per spaccio pochi anni dopo. Lei stessa nel 2017 è stata arrestata per spaccio: problemi con la Legge per cui ha pagato. Dopo l’esordio sulle piattaforme, ha iniziato a esibirsi con una carriera musicale in napoletano ricevendo cachet importanti. Molteplici sono le polemiche che ogni tanto solleva e i dissidi per questioni legali con il politico partenopeo Francesco Emilio Borrelli. Cali il sipario!
A quanto pare un’esibizione privata di Rita De Crescenzo costerebbe tra i 3.500 e i 5.000 euro, a seconda ovviamente della durata e delle specifiche richieste dell’evento. Pertanto, all’annuncio della sua partecipazione al programma “Belve”, è stata sollevata una mole di malumori. Non solo in merito al suo personaggio, ma anche per timore di un cachet da capogiro. Tuttavia al momento, almeno ufficialmente, è stato divulgato dall’organizzazione del programma che l’ospitata sarà a titolo del tutto gratuito.
Ciononostante la vicenda ci regala ugualmente una riflessione. Premessa: ammettiamo sia vero che la televisione non debba necessariamente educare il suo pubblico, ma anche solo intrattenerlo. Accettiamo che ormai i media agiscano come aziende unicamente in virtù del dio guadagno. Resta il quesito: è davvero corretto continuare a dare visibilità a personaggi così critici solo in nome dell’audience? Tutti si lamentano della notorietà di certi influencer “senza nè arte né parte”. Eppure gli ingranaggi della stessa macchina che critichiamo continueranno a girare perché il pubblico guarderà la puntata. Non per forza per sostegno. Anche solo per curiosità o per riderne.
Anni fa Vittorio Sgarbi teorizzava proprio come nel presente sia corrente nella cultura dominante una sorta di gusto e passione per ciò che è “trash”. Le persone riconoscono che un prodotto o un contesto siano grotteschi e magari volgari, ma non riescono ugualmente a distogliere lo sguardo. Anzi, sono attratte “dal brutto”, da prodotti di consumo di bassa qualità. Ed è esattamente questa tesi che spiega il clamore attorno a figure come Rita De Crescenzo.
Resta la domanda: è corretto continuare ad alimentare questo fenomeno sulla televisione nazionale pagata in parte dai cittadini attraverso il canone? Non sarebbe meglio intervistare personaggi di maggiore spessore, più interessanti e che abbiano autenticamente qualcosa da raccontare? Nella fase storica dell’analfabetismo funzionale dilagante, non sarebbe più opportuno dare maggiore spazio nel palinsesto ad altre tipologie di contenuti? Non parliamo solo dei documentari che, tapini, vengono sempre proiettati in seconda serata. Ma ad esempio nella realizzazione di film che chiedono più compensi oppure di serieTV rinnovate e poi soppresse. Gli uffici amministrativi della Rai, deduciamo, non sono dello stesso avviso.
Di Valentina Mazzella

