Mimmo Jodice: lutto per il mondo della fotografia

NAPOLI – Una leggenda. Un visionario. Un maestro. È difficile spiegare a chi non ha una particolare passione per le mostre cosa Mimmo Jodice abbia rappresentato per il mondo della fotografia. L’artista è venuto a mancare ieri 28 ottobre, abbandonando nel rammarico Napoli che era la sua città e tutto il panorama creativo. Aveva 91 anni. Lascia l’adorata moglie Angela.

Mimmo Jodice era nato nel 1934 nella città partenopea. È stato senza alcun dubbio uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana e internazionale. La sua opera attraversa più di mezzo secolo di storia, oscillando tra sperimentazione linguistica e ricerca poetica. Fin dagli anni Sessanta Jodice ha contribuito a ridefinire il ruolo della fotografia come strumento artistico autonomo. Ha liberato la fotografia dal semplice valore documentario che le veniva attribuito.

Ha a lungo esplorato la realtà sociale e urbana di Napoli, una città che sappiamo essere contraddittoria, ma vibrante. Un luogo in cui la vita e la memoria convivono in un fragile equilibrio. Negli anni Settanta Mimmo Jodice ha sperimentato tecniche di manipolazione in camera oscura, producendo immagini visionarie che indagano il rapporto tra realtà e percezione. Successivamente, con i cicli come “Vedute di Napoli” e “Mediterraneo”, la sua fotografia ha assunto una dimensione più metafisica. Gli spazi si sono svuotati di presenze umane. Sono diventati scenari sospesi, attraversati solo dalla luce e dal tempo.

Il bianco e nero di Jodice è intenso e carico di silenzio. Le sue immagini sembrano custodire una memoria antica, un dialogo tra passato e presente. La sua fotografia non è semplice testimonianza, ma rivelazione. Oggi le opere di Mimmo Jodice sono conservate nei musei più importanti del mondo. Sono la sua eredità. Quella che in questi giorni ci ha lasciato: la fotografia come linguaggio universale della memoria e del pensiero.

Di Valentina Mazzella

 

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