RECENSIONE – Una lunga pedana bianca attraversa la platea sconvolgendo l’abituale ordine delle poltrone. Una donna dai lunghi capelli e vestita di nero la percorre avanti e indietro, rispondendo alle accuse mosse da voci dall’alto. Dei grossi grammofoni rubano lo spazio di alcuni palchetti. “La storia è questa. Il processo di Giovanna d’Arco” si presenta come una rappresentazione suggestiva anche solo a partire dalle scelte di allestimento della sua scenografia che rompe la quarta parete. Essenziale e affascinante. Lo spettacolo di Teresa Cremisi e Chiara Valerio, con la regia Liv Ferracchiati, è in scena al Teatro Mercadante di Napoli dallo scorso 29 ottobre fino a domenica 9 novembre.
La protagonista è interpretata da Caterina Tieghi; l’Anonimo cronista da Riccardo Goretti che, con una performance umoristica, alleggerisce la narrazione. Senza apparire sul palco, Giovanni Battaglia presta la voce al Giudice Pierre Cauchon, Gennaro Di Biase a San Michele, Laura Marinoni a Santa Caterina D’Alessandria e Anna Coppola a Santa Margherita Di Antiochia. Infine Nicola Conforto, Francesco Roccasecca, Rosario Sparno sono le voci dei soldati, anch’essi fuori scena.
La donna sulla passerella è ovviamente Giovanna d’Arco. È lei a essere sotto processo in un atto unico. Non soltanto perché sente delle voci, perché afferma che Dio le parli. Giovanna è sotto processo soprattutto in qualità di donna. Incarna la forza paradossale di chi non possiede potere, ma lo genera. La sua verità, giudicata follia, è diventata visione. La sua giovinezza, considerata fragilità, si è fatta coraggio politico. In lei la storia mostra come l’identità possa nascere dalla fedeltà a un’idea più grande del proprio destino. Per questo la sua figura continua a parlarci ancora oggi, sfidando i confini tra fede, ribellione e intuizione.
Di Valentina Mazzella

