Il turismo a Napoli sta attraversando una fase complessa, caratterizzata da un evidente paradosso che divide operatori del settore e osservatori: strade piene, ma strutture ricettive insolitamente vuote. A lanciare l’allarme è l’imprenditore dell’hospitality Enrico Ditto, che denuncia una situazione anomala rispetto agli anni precedenti. Secondo Ditto, mentre il centro storico appare invaso da un flusso continuo di visitatori, alimentato da video virali e immagini dei vicoli sovraffollati, il reale andamento del mercato delle prenotazioni racconta tutt’altra storia. Il mese di dicembre, tradizionalmente florido per l’accoglienza partenopea, registra invece livelli di occupazione bassi, in particolare nelle giornate dal lunedì al giovedì.
Il fenomeno, inizialmente percepito da Ditto come un problema circoscritto alle sue strutture, trova riscontro nelle testimonianze di numerosi altri operatori del settore. La conferma arriva da commenti e confronti interni alla community dell’hospitality napoletana, che descrivono un quadro uniforme: flussi imponenti, ma non accompagnati da pernottamenti. Una delle cause individuate è il diffondersi del turismo mordi e fuggi, caratterizzato da visite rapide e concentrate in poche ore, spesso organizzate tramite pullman turistici che caricano e scaricano centinaia di visitatori senza generare un reale ritorno economico per le strutture alberghiere registrate. L’impatto è duplice: sovraffollamento nei luoghi iconici e assenza di ricadute concrete su chi investe in accoglienza professionale.
A incidere in maniera decisiva, sottolinea Ditto, è anche il fenomeno dell’abusivismo ricettivo, che drena una parte significativa della domanda, sottraendola alle realtà che operano legalmente. Affitti non registrati, strutture irregolari e modalità sfuggenti ai controlli determinano uno squilibrio sempre più marcato, penalizzando gli operatori che rispettano norme, fiscalità e standard di qualità. Tutto questo alimenta una dinamica distorta che non riflette l’apparente vitalità mostrata dalle strade cittadine.
Un modello turistico da ripensare: l’analisi di Ditto
La riflessione di Ditto mette in evidenza un problema strutturale che supera la contingenza della stagione natalizia: il modello turistico di Napoli non riesce a trattenere i visitatori, né a trasformare la popolarità della città in stabilità economica. L’imprenditore sottolinea l’assenza di una visione strategica capace di gestire i picchi di affluenza e di distribuire i flussi in modo equilibrato. La città appare priva di una “regia” complessiva che sappia valorizzare le sue potenzialità senza cedere alle logiche della viralità o delle mode del momento. Anche dettagli apparentemente marginali, come un allestimento natalizio percepito come poco coerente e non all’altezza delle aspettative, diventano indicatori di una gestione frammentata e discontinua.
Il rischio, avverte Ditto, è il consolidarsi di un modello che genera caos ma non valore: strade affollate, traffico ingestibile, saturazione dei luoghi simbolo, ma strutture professionali vuote. Per gli operatori del settore, questo scenario mina la possibilità di pianificare investimenti, assumere personale, mantenere standard elevati. Per i visitatori, significa un’esperienza compressa, limitata ai luoghi più fotografati e priva di una vera immersione nel tessuto culturale cittadino. Serve, dunque, una svolta programmatoria che metta al centro qualità, sostenibilità e legalità.
