“GGG – Il Grande Gigante Gentile”: meglio a casa che al cinema

RECENSIONE – Ieri sera per i più piccini è stato proposto in prima serata su Italia 1 il film “GGG – Il Grande Gigante Gentile” (2016). Una pellicola fantasy e di avventura pensato in fondo per tutta la famiglia. L’opera porta la firma del grande Steven Spielberg e ne abbiamo già parlato in una recensione nel remoto 2017, quando fu distribuita nelle sale italiane. Per una volta possiamo mettere da parte il ricordo affettuoso di “E.T.”.

“GGG – Il Grande Gigante Gentile” al cinema si rivelò, infatti, un’opera abbastanza fiacca, lontana anni luce dalla magia e dalla forza creativa che hanno reso immortale il celebre genio spielberghiano. Non a caso, prima ancora di arrivare in Italia, la pellicola aveva incontrato un’accoglienza tiepida già negli Stati Uniti. Anche un regista del calibro di Steven Spielberg possa, talvolta, può inciampare.

Naturalmente il giudizio resta soggettivo: non sono mancate reazioni emotive tra il pubblico, spettatori visibilmente commossi. Tuttavia, nel complesso, il film apparve e appare piuttosto prevedibile. La storia è estremamente semplice e, sebbene sia pensata principalmente per un pubblico infantile, alcune sequenze potrebbero risultare persino inquietanti per i più piccoli.

L’unico momento capace di ravvivare la narrazione è la parentesi ambientata alla corte della regina d’Inghilterra. Strappa qualche sorriso e interrompe un racconto altrimenti lento, poco incisivo e spesso monotono. La comicità, per quanto elementare e un po’ rozza, rappresenta l’unico vero guizzo di vitalità.

Non del tutto convincente fu la prova attoriale della piccola Ruby Barnhill nei panni di Sophie, all’epoca al suo esordio cinematografico. Buona, invece, la performance capture di Mark Rylance: la sua mimica e la sua presenza scenica diedero vita a un personaggio credibile e ben costruito. La stessa tecnica fu utilizzata anche per i giganti antagonisti, con risultati altrettanto curati.

Degni di nota i dialoghi e il doppiaggio, in particolare il linguaggio sgrammaticato del GGG, che contribuisce a caratterizzarlo efficacemente e a renderlo il personaggio più riuscito dell’intero film, in netto contrasto con la figura della bambina protagonista.

Le ambientazioni e le scenografie digitali sono state realizzate con grande attenzione, ma l’uso del green screen sul grande schermo risultò davvero troppo evidente. Sophie appare spesso come un elemento incollato artificialmente allo sfondo, un effetto che stona con gli standard qualitativi attesi da una produzione firmata Spielberg.

Nel 2017 “GGG – Il Grande Gigante Gentile” deluse molto perché portava in primis il peso di una firma prestigiosa. Inoltre una grande campagna promozionale aveva annunciato il film, a torto, come “l’E.T. del nuovo millennio”. Tuttavia sul piccolo schermo di casa l’esito della visione è diverso. Si presta forse meno attenzione ai dettagli e forse, seduti sul divano o mangiando una pizza a tavola, il film si lascia apprezzare meglio che al cinema.

Di Valentina Mazzella 

 

 

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