La sconfitta del Napoli a Lisbona pesa più per le modalità che per il risultato. Il 2-0 del Benfica complica la corsa europea degli azzurri, ora chiamati a vincere in Danimarca contro il Copenaghen e a fare almeno un punto nella sfida decisiva al Maradona contro il Chelsea. Missione difficile, ma non impossibile. Di certo, servirà un Napoli diverso da quello visto all’Estádio da Luz.

Approccio sbagliato e ingenuità: gara subito in salita

L’inizio degli uomini di Conte è confuso, sporco, pieno di errori tecnici e scelte difensive superficiali. Il Benfica approfitta immediatamente dell’approccio morbido del Napoli: un rimpallo fortunoso e una marcatura passiva aprono la strada al vantaggio dei portoghesi con un tiro ravvicinato, tutt’altro che irresistibile.

Milinković-Savić, già autore nel primo tempo di un’uscita sbagliata che aveva regalato una chance ai padroni di casa, non dà la sensazione di essere abbastanza reattivo. Il gol però scuote gli azzurri, che nella parte centrale del primo tempo mostrano segnali di crescita, pur senza riuscire a concretizzare.

Il Napoli rientra in campo con il piglio giusto, ma alla prima transizione concessa si fa nuovamente sorprendere. Con la difesa schierata a tre, la fascia sinistra diventa un’autostrada aperta al Benfica, che affonda senza opposizione. La giocata si chiude con l’ennesima deviazione ravvicinata sulla quale il portiere azzurro appare di nuovo tutt’altro che impeccabile.

Due disattenzioni, due gol: il riassunto crudele ma fedele della partita

Sotto di due reti, Conte cambia modulo e mentalità: il Napoli alza il baricentro, pressa, costringe il Benfica a schiacciarsi fino a difendere negli ultimi venti minuti con una linea a sei.

Gli azzurri creano, insistono, arrivano spesso al limite dell’area, ma senza la lucidità necessaria negli ultimi metri. Tante situazioni pericolose, nessuna vera occasione nitida: cross sporcati, tiri murati, rimpalli sfavorevoli.

Una generosa ma sterile reazione, anche perché la squadra appare stanca e con poche soluzioni in panchina.

Tra le poche luci della serata c’è Neres, che porta qualità e progressioni, pur senza riuscire a incidere realmente. Ma la miglior notizia del match ha un nome preciso: Vergara. Il giovane entra con personalità, coraggio e creatività. Porta ritmo, idee e giocate pulite in mezzo al caos generale. La sua prestazione è uno dei pochi segnali positivi in una serata complicata.

Il resto della squadra delude: difesa troppo fragile, centrocampo impreciso, attacco che fatica a rendersi davvero minaccioso. Il dato più preoccupante è la facilità con cui il Benfica riesce a colpire a ogni minima sbavatura azzurra.

Qualificazione ancora possibile, ma servirà un Napoli diverso

Nonostante la sconfitta, la situazione non è compromessa: servirà vincere in Danimarca, e poi sperare di pareggiare in casa con il Chelsea per qualificarsi.

Il Napoli resta in una posizione scomoda, soprattutto a causa degli infortuni che hanno ridotto sensibilmente la profondità della rosa. Ma non è una squadra da ridimensionare: ha ancora margini, ancora energia, e un allenatore che sa come costruire percorso e identità.

La serata di Lisbona è un campanello d’allarme, non una sentenza. Serve compattezza, attenzione e qualche recupero importante. E servirà, soprattutto, ritrovare una difesa degna di questo nome.

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