Abbiamo già parlato giorni fa delle critiche decontestualizzate all’omelia di Don Giuseppe Laterza, quella proferita nella Cattedrale di Conversano, provincia di Bari, la mattina del 20 dicembre durante la V giornata della Novena (qui https://www.napolisera.it/wp/2025/12/22/maria-e-la-donna-piu-libera-della-storia-ed-e-vero-le-polemiche-fuori-tema-sullomelia-di-don-giuseppe-laterza/).
Come previsto, il fuoco delle polemiche non si è spento e le fiamme hanno proseguito a dirompere. Così non sono mancate altre biasimi retorici per la giovane età anagrafica di Maria nei Vangeli. Tema distante da quello circa la libertà, centrale nel discorso. Un aspetto sottolineato per avvalorare l’idea che Maria fosse troppo piccola per essere capace di prendere qualsiasi decisione. In breve ci si ostina a giudicare il passato utilizzando il metro della società contemporanea.
Probabilmente Maria aveva tra i 14 e i 16 anni quando nacque Gesù. Nelle Scritture non viene detto esplicitamente, ma gli storici sanno che quella, al tempo, era un’età comune per le spose ebree. La Bibbia non specifica l’età esatta di Maria, ma indica che era promessa sposa a Giuseppe. Portanto gli esperti suggeriscono che all’Annunciazione la ragazza potesse avere circa 14 anni e intorno ai 15 o 16 al momento del parto.
Ad ogni modo è lampante come molti ragionino come se non esistesse il contesto storico. Oggi è indubbiamente importante che ogni individuo non bruci le tappe per poter crescere con serenità, soprattutto ricevendo un’istruzione, seguendo i propri tempi e inseguendo i sogni. Però non possiamo applicare i costrutti di oggi al passato. Fare proiezioni simili è anacronistico.
Vogliamo davvero sindacare sui costumi di una società in cui, circa duemila anni fa, le aspettative di vita erano la metà di quelle di oggi? Vogliamo negare che, al di là della maturità o immaturità psicologica, a 15/16 anni il corpo sia fisiologicamente pronto per partorire? Non si sta promuovendo un modello anagrafico. Assolutamente no. Banalmente si rivendica un aspetto che rispecchia semplicemente la verità storica del tempo.
Dimentichiamo inoltre che abbiamo noi oggi creato una realtà malata che non rispetta i ritmi biologici. Una dimensione in cui è normalizzato parcheggiare i giovani tra studio e stage, impedire l’indipendenza economica, promuovere l’instabilità relazionale e negare che la fertilità inizia a calare con il progredire dell’età. Non parliamo di chi decide, legittimamente, di non avere figli perché non ne avverte il desiderio, ma di chi vorrebbe, ma non può perché non ha ancora raggiunto delle condizioni finanziarie adeguate.
Eppure oggi sembra che il problema sia naturalmente Maria che ha scelto la maternità due millenni fa in un’età, sì, adolescenziale, ma in un’epoca in cui come qualsiasi coetanea era considerata pronta per il matrimonio a prescindere dallo Spirito Santo. Il problema non è la precarietà economica delle giovani coppie di oggi a causa dell’incompetenza della classe politica che costringe loro a rimandare a oltranza la genitorialità perché senza un soldo. Certo… Meglio sindacare sulla maternità di Maria che sugli ostacoli alla genitorialità nel presente.
Di Valentina Mazzella

