Con l’inizio del nuovo anno, mentre il mondo anglosassone inizia gennaio celebrando il “Dry January” (mese dell’astinenza volontaria dall’alcol, campagna internazionale annuale promossa da Alcohol Change UK nel 2013) la Francia rilancia con la sua contro storia: il “French January”, una campagna promossa dalla filiera vinicola nazionale per rivendicare il diritto alla misura, alla convivialità e all’“art de vivre” francese.
Il manifesto, diffuso da Vin & Société, che rappresenta 500.000 stakeholder del settore, è chiaro: “con il “French January”, l’industria vinicola francese difende una visione aperta e responsabile del modo di vivere alla francese, senza diktat né giudizi e nel rispetto delle scelte individuali”. Senza negare, quindi, le istanze salutiste, ma opponendosi al pensiero proibizionista: “con il “French January” non si rinuncia a nulla – si legge nel manifesto – e soprattutto non si rinuncia al buon vivere insieme. Una giusta via di mezzo tra il TROPPO e lo ZERO”. Tradotto: non rinunciamo al piacere, ma promuoviamo la libertà di scegliere, compresa la scelta di non bere, così come quella di bere con moderazione. Che, peraltro, è una rivisitazione delle parole pronunciate qualche anno fa dal Presidente francese Macron, che all’inaugurazione del Salone Internazionale dell’Agricoltura di Parigi affermò come “la moderazione” fosse “meglio dell’eliminazione totale”. La scelta di lanciare una campagna di questo tipo appare, in ogni caso, come una specie di provocazione consapevole, ma probabilmente cela al suo interno anche qualche segnale di tensione. Il settore vinicolo francese sta vivendo, un periodo di fragilità: dal calo dei consumi specialmente di vini rossi, la sovrapproduzione in alcune aree (come Bordeaux), gli eventi climatici estremi (siccità, gelate) e una pressione economica crescente (costi di produzione, concorrenza), portando a un aumento di insolvenze e fallimenti, spingendo il governo a stanziare fondi per l’estirpazione di vigneti e la ricerca di nuove strategie. Con il “French January” che appare, quindi, come una campagna che non si limita soltanto a difendere il vino, ma che assume sempre più i connotati della difesa di un modello culturale: “per chi ama condividere un calice di vino, accompagnare un piatto, ma anche per chi sceglie di non bere – dice il manifesto – questa libertà è la ricchezza del nostro modo di vivere: invita al rispetto delle scelte individuali, dove il piacere è condiviso senza essere imposto. Per tutte e tutti coloro che vogliono restare liberi nelle proprie scelte, l’industria vinicola invita a scoprire il “French January” e a prolungarlo per tutto l’anno!”.

