Venezuela, dal regime alla follia: dov’era il mondo quando il popolo venezuelano lottava per strada?

MONDO – Per il Venezuela l’inizio del nuovo anno sembra aver coinciso con l’inizio di una nuova fase storica. Non se ne conoscono ancora molti aspetti e fare pronostici è difficile. La notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 su Caracas sono cadute delle bombe. Un’operazione militare attuata dagli Stati Uniti ha portato all’immediata cattura di Nicolás Maduro, in quanto capo di un cartello di narcotrafficanti chiamato “Cartel de los Soles”. A seguire il delirio.

Il web si è svegliato dall’oggi al domani esperto di geopolitica sudamericana. Il Presidente americano Donald Trump ha proferito lunghi discorsi sull’esigenza statunitense di sfruttare i giacimenti di petrolio venezuelano senza menzionare nemmeno per errore le parole “pace” e “democrazia”. I governi esterni hanno reagito alla notizia giustamente adirati perché di fatto gli USA hanno violato le Leggi del Diritto Internazionale. Gente nell’Occidente privilegiato è scesa nelle piazze per protestare e chiedere la scarcerazione di Maduro. Al centro il popolo venezuelano che festeggia legittimamente l’alba di una nuova era, ricordando al mondo che Maduro è stato, senza alcuna ombra di dubbio, un dittatore. 

Le persone dimenticano che nella vita non esistono soltanto il bianco e il nero. Ci sono anche le sfumature, il grigio. Di fronte a una vicenda storica simile non è contraddittorio criticare aspramente la decisione di Trump e allo stesso tempo condividere la gioia dei Venezuelani.

Attraversiamo un periodo storico folle in cui i capi di Stato ormai non hanno neanche più il pudore di nascondere gli interessi economici e militari. Ammettono placidamente e pubblicamente di agire per mero tornaconto. Progressivamente le società si stanno di nuovo abituando all’idea della guerra come un avvenimento possibile e, tutto sommato, accettabile. “Normale”. Alte cariche parlano e agiscono come se stessero giocando a Risiko con il mappando. Ogni riferimento a Trump e alle sue ultime dichiarazioni sull’esigenza di impossessarsi della Groenlandia non è casuale.

Dall’altra parte, indipendentemente dalle ragioni e dalle modalità discutibili degli USA, è innegabile che al momento l’esito per il Venezuela sia un’alternativa migliore al giogo del regime sotto cui il Paese pativa da 26 anni. Prossimamente i suoi giacimenti di petrolio verranno sfruttati dagli Stati Uniti? La strada per una libertà più autentica è ancora in salita? Indubbiamente. Tuttavia finalmente gli occhi del mondo sono puntati su Caracas.

Da oltre due decenni il Paese soffriva e sembrava che a nessuno importasse. Sotto il regime c’erano la fame, la povertà, l’oppressione, l’ingiustizia sociale, la criminalità, la persecuzione degli ostili. Nessuno dall’esterno interveniva. Il popolo venezuelano con ineguagliabile dignità scendeva in strada cercando di rovesciare la situazione con le lotte civili. Sempre da solo, sempre a testa alta. 

Ad oggi, sì, i Venezuelani festeggiano non perché siano sciocchi. Festeggiano perché almeno per il momento hanno un problema in meno. E la loro gioia va rispettata. Anche se non la si comprende del tutto. È una felicità che lascia immaginare quanto abbiano sofferto per 26 anni. A Napoli si dice, in dialetto, che “il sazio non creda a chi fa il digiuno”: che questa volta il sazio stia in silenzio. Piuttosto poniamoci tutti la domanda: dov’era il mondo quando il popolo venezuelano lottava nelle piazze?

Di Valentina Mazzella

 

 

 

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