MONDO – Negli ultimi anni le donne iraniane sono state al centro di un movimento di protesta contro l’oppressione di genere e le limitazioni imposte dallo Stato teocratico. La mobilitazione è esplosa soprattutto nel settembre 2022 dopo l’uccisione di Mahsa Amini, una giovane arrestata dalla morality police per un presunto “uso improprio” del velo obbligatorio.
La sua morte ha dato vita al movimento chiamato “Woman, Life, Freedom” che chiede la fine del velo imposto e più in generale maggiori diritti e libertà civili. Queste proteste storicamente hanno visto le donne iraniane in prima linea. Sfidano le restrizioni, rimuovendo i veli pubblicamente e guidando manifestazioni contro la discriminazione di genere e il ruolo autoritario dello Stato.
Cosa accade oggi nel 2026? Perché l’attenzione mediatica verte di nuovo su Teheran? A livello nazionale si è sviluppata una nuova ondata di proteste che sta coinvolgendo decine di città iraniane dall’ultimo dicembre. Non solo per la questione dei diritti delle donne, ma anche contro la repressione politica e le difficoltà economiche. Secondo la testimonianza dei gruppi per i diritti umani, la repressione delle autorità è estremamente violenta: migliaia di persone sono state uccise. Centinaia di donne tra le vittime, inclusi casi di ragazze adolescenti colpite da dei proiettili.
Le forze di sicurezza iraniane, compresi i Basij e la Guardia Rivoluzionaria, usano le armi da fuoco, gli arresti di massa e i blocchi delle comunicazioni per soffocare le manifestazioni. In molte aree l’Internet è stato quasi completamente oscurato o controllato. Il governo locale sta pianificando di creare una versione di Internet “nazionale” che sia isolata dal resto del mondo. Naturalmente per ridurre ulteriormente la possibilità di informare sul dissenso.
Le donne non sono solo vittime di violenza. Molte sono arrestate, detenute e accusate di “propaganda contro il regime” o “cospirazione”, con numeri record di giornaliste in carcere. Sul piano internazionale la situazione ha suscitato forti condanne e richieste di indagini su possibili violazioni dei diritti umani. Organismi come le Nazioni Unite e Amnesty International continuano a denunciare abusi sistematici. Convocano la comunità internazionale ad agire, mentre diversi Paesi occidentali considerano ulteriori sanzioni o altre misure diplomatiche contro Teheran.
In sintesi le donne in Iran continuano a lottare per la libertà e l’uguaglianza, ma affrontano una repressione violenta e persistente da parte di uno Stato che considera il controllo sociale e religioso una priorità. Questo scontro ha ripercussioni non solo sul diritto all’abito o alla presenza in pubblico. Si riverda sui diritti civili fondamentali come la libertà di espressione, di stampa e di protesta.
Di Valentina Mazzella

