“Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”: un ritratto delicato ed elegante del poeta fanciullino

RECENSIONE – Inizialmente distribuito in poche sale cinema lo scorso ottobre 2025, “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” è finalmente stato trasmesso ieri sera su RaiUno in prima serata. È inoltre ancora recuperabile in streaming su RaiPlay.

La pellicola è un ritratto cinematografico intenso e poetico del celebre poeta italiano, firmato dal regista Giuseppe Piccioni. Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, il film si distingue per la sua capacità di coniugare rigore biografico e sguardo intimista.

La narrazione parte dalla morte di Pascoli nel 1912 e si sviluppa attraverso i ricordi della sorella Maria, detta Mariù, mentre un treno trasporta il feretro da Bologna verso Barga. Questa cornice narrativa, sospesa tra realtà e memoria, permette allo spettatore di scoprire non solo i fatti salienti della vita del poeta, come l’omicidio del padre e i lutti familiari, ma anche il suo mondo interiore, segnato da un costante desiderio di verità e da ferite mai del tutto rimarginate.

La forza del film risiede nella sua profondità emotiva e nella cura con cui Piccioni costruisce i personaggi. Federico Cesari offre una performance convincente nel ruolo di Giovanni, rendendo tridimensionale un poeta spesso studiato solo per i versi. Accanto a lui, Benedetta Porcaroli e Liliana Bottone nei panni delle sorelle Mariù e Ida. Abbiamo inoltre in ruoli minori Riccardo Scamarcio e Margherita Buy. Tutti arricchiscono il racconto con interpretazioni misurate, ma intense.

Esteticamente, “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” si avvale di una fotografia che cattura con delicatezza gli spazi agresti e domestici della vita pascoliana. La colonna sonora accompagna le scene senza sovrastare la narrazione. L’uso del treno come espediente narrativo, con inquadrature che rimandano ai paesaggi interiori del protagonista, è una scelte suggestiva. Il viaggio diventa metafora di un’esistenza alla ricerca di senso.

Pur non rinunciando a rispettare i fatti storici, “Zvanì” riesce a umanizzare la figura di Pascoli. Lo presenta non come un monumento letterario, ma come un uomo segnato da relazioni profonde e da un animo sensibile alle contraddizioni del suo tempo. Si tratta di un film che parla di memoria, dolore e affetti famigliari, capace di avvicinare anche chi non conosce in profondità la poesia del poeta romagnolo.

Nel complesso, “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” è, in conclusione, un’opera che privilegia l’ascolto e l’introspezione. La sua lentezza meditativa può risultare impegnativa per alcuni spettatori. Tuttavia è proprio questo ritmo controllato a restituire la fragilità emotiva del poeta e la centralità del legame familiare. Un film elegante, realizzato per riflettere che per stupire, capace di rendere Pascoli sorprendentemente vicino e umano.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

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