Il mercato digitale cresce, ma non per tutti
Il commercio elettronico continua a essere uno dei settori più dinamici dell’economia italiana, con numeri in costante aumento e una diffusione ormai capillare tra i consumatori. Tuttavia, dietro l’immagine di un mercato aperto e competitivo, si nasconde una realtà molto più complessa per migliaia di piccoli imprenditori online. A Napoli, come nel resto del Paese, sempre più operatori digitali si trovano a lavorare all’interno di ecosistemi dominati da grandi piattaforme globali, che dettano regole, costi e condizioni di accesso al mercato.
A sollevare il tema è Fabio De Rienzo, imprenditore digitale napoletano e fondatore di Materassimemory.eu, che da anni osserva dall’interno le dinamiche dell’e-commerce. Secondo De Rienzo, la concorrenza reale non avviene più sul mercato libero, ma all’interno di ambienti chiusi, controllati da pochi grandi marketplace. In questi contesti, i piccoli venditori non hanno margini di contrattazione: devono accettare condizioni imposte unilateralmente oppure rinunciare alla visibilità e, di fatto, al mercato.
Dal punto di vista del consumatore, l’offerta appare ampia e diversificata. Dal lato dei venditori, invece, la filiera si concentra sempre di più nelle mani di pochi soggetti capaci di controllare l’accesso al cliente finale. Una situazione che rischia di impoverire il tessuto imprenditoriale locale, penalizzando proprio quelle realtà che operano nella legalità e nella trasparenza, spesso con forti radici territoriali.
Regole private e assenza di tutele: un problema strutturale
Il nodo centrale, secondo De Rienzo, è rappresentato dal peso crescente delle regole private imposte dalle piattaforme digitali. Condizioni contrattuali non negoziabili, modificabili unilateralmente e prive di strumenti di tutela realmente efficaci per i venditori. In questo scenario, il diritto di difesa resta solo teorico: affrontare un contenzioso legale contro una multinazionale è economicamente insostenibile per la maggior parte dei piccoli operatori.
Da qui l’appello alle istituzioni affinché intervengano con una normativa aggiornata e specifica per l’economia delle piattaforme. Il Codice del Consumo italiano, nato nel 2005, non risponde più alle esigenze di un mercato profondamente cambiato. Servono regole nuove, costruite con competenze tecniche adeguate, capaci di garantire trasparenza, limiti alle modifiche unilaterali e strumenti di tutela accessibili.
Secondo l’esperto, una regolamentazione mirata non ostacolerebbe l’innovazione, ma impedirebbe che la crescita dei grandi player si traduca automaticamente nella scomparsa dei piccoli. Senza un intervento tempestivo, il rischio è una selezione che premia solo chi detta le regole, lasciando fuori migliaia di imprenditori digitali.

