Casoria, architetti: “Il crollo si poteva evitare”

Prevenzione e Protezione Civile: l’allarme degli architetti dopo il crollo

Il crollo avvenuto a Casoria riaccende con forza il dibattito sulla prevenzione e sull’effettiva efficacia dei Piani di Protezione Civile nei comuni italiani. L’episodio si è verificato in uno stabile già sgomberato, dopo che alcuni cittadini avevano segnalato scricchiolii e rumori anomali, evitando conseguenze ben più gravi. Un elemento che, se da un lato dimostra l’importanza della partecipazione civica, dall’altro evidenzia un limite strutturale del sistema di prevenzione.

«Un sistema di Protezione Civile non può reggersi solo sulla prontezza dei cittadini», sottolinea Antonio Cerbone, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e coordinatore campano della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile. Secondo Cerbone, Casoria è formalmente dotata sia di un Piano di Emergenza che di un Piano di Protezione Civile, come accade in molti comuni italiani. Il vero nodo, però, non è l’esistenza di questi strumenti, ma la loro reale applicazione.

Troppo spesso i piani restano documenti chiusi in un cassetto, sconosciuti alla maggior parte della popolazione e mai realmente condivisi con i cittadini. Un piano che non viene comunicato e spiegato non può essere considerato uno strumento di prevenzione efficace, ma resta un semplice atto amministrativo, privo di ricadute concrete sulla sicurezza collettiva. La mancanza di informazione e di coinvolgimento rende fragile l’intero sistema, soprattutto in territori densamente urbanizzati e caratterizzati da un patrimonio edilizio spesso datato.

Cerbone parla con una doppia responsabilità: quella di cittadino che vive il territorio e quella di tecnico che opera quotidianamente nella gestione del rischio. Da anni, spiega, denuncia la scarsa comunicazione dei Piani di Protezione Civile, elemento centrale per trasformare la prevenzione in una pratica reale e non emergenziale.

Manutenzione e prevenzione: il nodo degli investimenti pubblici

Le prime analisi sul crollo di Casoria indicano come possibile causa un’infiltrazione dovuta alla rottura di una conduttura idrica. Un elemento che apre una riflessione più ampia sul tema della manutenzione ordinaria e sulla programmazione degli interventi. «È evidente che una manutenzione ordinaria programmata avrebbe potuto ridurre drasticamente il rischio», afferma Cerbone, ponendo una domanda tanto scomoda quanto necessaria: quanto si investe realmente nella prevenzione rispetto a quanto si spende dopo le emergenze?

La prevenzione non è un’azione improvvisata né un intervento da attivare solo quando il problema è ormai visibile. Richiede pianificazione, risorse economiche, competenze tecniche e una visione di lungo periodo. Investire in controlli, manutenzione delle infrastrutture e diffusione della cultura della sicurezza significa ridurre non solo i rischi per le persone, ma anche i costi sociali ed economici che seguono ogni emergenza.

L’episodio di Casoria, fortunatamente senza vittime, rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato. «Questa volta è andata bene», conclude Cerbone, «ma la fortuna non è una politica pubblica». Una frase che sintetizza con efficacia il cuore del problema: affidarsi al caso non può sostituire una strategia strutturata di prevenzione.

Rendere i Piani di Protezione Civile strumenti vivi, conosciuti e condivisi, affiancandoli a una manutenzione costante del patrimonio urbano, è una scelta politica e amministrativa imprescindibile. Solo così episodi come quello di Casoria potranno diventare l’eccezione e non la regola.

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