“Conversazioni sulla Divina Commedia”: la presentazione dei libri di Antonello Iasevoli

Foto di Valentina Mazzella.

CULTURA – Può Dante Alighieri parlare ancora alla società di oggi dopo otto secoli? Certo che sì. Lo fa attraverso la Commedia, ribattezzata “Divina Commedia” da Giovanni Boccaccio. Dante si rivolge anche ai contemporanei perché mette l’uomo di fronte alle proprie responsabilità.

Di questo e tanto altro si è discusso ieri, giovedì 22 gennaio, in occasione dell’incontro culturale “Conversazione sulla Divina Commedia” che si è svolto presso la Chiesa Maria SS. del Rosario di Pomigliano d’Arco (NA). Durante l’evento sono stati presentati due libri di Antonello Iasevoli“Prolegomeni alla Divina Commedia – Storie di uomini, donne, luoghi e virtù mancate” e “La violenza misogina nella Divina Commedia: Francesca, Pia, Piccarda tre donne a confronto”, editi entrambi dalla casa editrice LER.

L’evento è stato mediato da Don Aniello Tortoraparroco e vicario episcopale Carità e Giustizia. Sono intervenuti l’autore, l’avvocato Antonello Iasevoli, il professor Giovanni Russo (dirigente scolastico del Liceo Salvatore Cantone, nonché Assessore alla Cultura) e la professoressa Elena Lazzaro (docente di Lettere e Latino presso il medesimo istituto). Il ricavato delle vendite è stato devoluto in beneficenza in favore della Caritas parrocchiale.

Durante il dibattito è stato osservato soprattutto come la Commedia offra un ritratto della violenza misogina, mediata da strutture sociali e morali. Francesca da Rimini è vittima di una passione che condanna lei più dell’uomo. Pia de’ Tolomei allude con pudore a un femminicidio domestico. Piccarda Donati subisce una violenza “legittima”, l’essere strappata al convento per ragioni familiari.

In Dante la donna paga sempre un prezzo più alto e la sua voce denuncia un sistema che la sacrifica. A questo proposito è impossibile non fare un parallelo con il presente in cui, in tantissime realtà, ancora ci sono donne vittime di soprusi e violenze di genere.

Dante ci mostra che le crisi personali e collettive nascono da scelte sbagliate, dall’uso distorto del potere e dalla perdita di valori. Denuncia la corruzione, l’ipocrisia e l’indifferenza. Tuttavia indica anche un cammino di riscatto fondato sulla conoscenza di sé, sulla giustizia e sulla speranza. Ricorda a tutti che solo affrontando il male è possibile costruire una società più giusta e umana.

Di Valentina Mazzella 

 

 

 

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