COMICON – È difficile scrivere quanto si desidera spiegare senza esser tacciati di bigottismo. Tuttavia non importa. Ci proviamo lo stesso. Si è ieri conclusa un’altra edizione del Comicon di Napoli che ogni anno si tiene presso la Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta. L’evento si è svolto con un’organizzazione regolare per quattro giorni dal 30 aprile al 3 maggio. L’atmosfera era piacevole e alimentata da una giusta dose di entusiasmo.
Se non fosse che quest’anno si è verificato un fenomeno nuovo. In fiera da sempre ci sono aggirati anche cosplayer (di entrambi i generi) alle volte in abiti più succinti come richiedeva qualche personaggio di riferimento. E fin qui nulla di strano. Anzi, alle volte è stato il regolarmente dello stesso Comicon a vietare nudità eccessive, presumibilmente per senso del pudore pubblico. Quest’anno, invece, per gli spazi della fiera è stato possibile avvistare alcune cosplayer che non proponevano la rappresentazione di qualche personaggio della cultura pop. Piuttosto avevano banalmente intenzione di “lanciare una provocazione sulla morale sessuale e rivendicare l’autodeterminazione femminile”. Alcune promuovevano profili di canali del famoso sito di OnlyFans.
Ebbene, in questa sede non si ha intenzione di entrare nel merito dell’aspetto femminista o meno della questione. Non ci dilungheremo sul ruolo della donna concepito come oggetto erotico o sulla mercificazione dei corpi. Il discorso diventerebbe davvero troppo lungo. Ci si limiterà pertanto solo a riflettere su come, al di là di qualsiasi morale personale condivisa o no, sia prima di tutto una questione di contesto.
Le fiere del fumetto sono eventi pensati per un pubblico ampio ed eterogeneo. Tra gli stand si incontrano non sono appassionati e collezionisti adulti, ma anche bambini, adolescenti minorenni e famiglie. Da anni nei suoi padiglioni il Comicon riserva addirittura spazi e momenti pensati a trecentosessanta gradi per essere “a misura Kids”. Proprio per questa natura inclusiva, gli organizzatori hanno la responsabilità di garantire che le circostanze siano sempre compatibili con la presenza di minori.
In questo panorama la presenza di persone che promuovono la pornografia appare inopportuna. Ripetiamo: il punto non riguarda la legittimità della piattaforma né il diritto degli adulti a svolgere attività economiche attraverso di essa. Una società libera tutela entrambe le cose. Se la fiera fosse un evento aperto soltanto agli adulti, tanto di cappello perché gli adulti, al di là delle diverse convinzioni, hanno o dovrebbero avere ad ogni modo gli strumenti per capire e discernere le situazioni.
Le fiere del fumetto non sono però manifestazioni riservate esclusivamente agli adulti. Contenuti erotici o sessualmente espliciti non tutelano i bambini e i minori. Non si tratta di censura, ma di una normale applicazione del principio di adeguatezza del contesto. Così come certi contenuti non sono autorizzati ad esempio nemmeno sui social. Non si capisce perché dovrebbero andar bene dal vivo.
A conti fatti sappiamo quanto possa essere complicato per l’organizzazione di una manifestazione che conta migliaia di visitatori accorgersi di tante micro-dinamiche tra la folla. Tuttavia è importante per le prossime edizioni gettare un occhio di riguardo anche a questo genere di episodi per garantire un ambiente compatibile con un pubblico di tutte le età. Aneddoti simili sono davvero uno scivolone assurdo.
Di Valentina Mazzella

