NAPOLI – Cosa c’entra il bianco dell’abito papale con il rosso del mantello agitato per aizzare i tori? Una giuntura si è vista ieri pomeriggio a Napoli in occasione dell’arrivo di Papa Leone XIV nella città partenopea. In mattinata il pontefice ha fatto visita prima al Santuario di Pompei. Poi è volato a Napoli, atterando in elicottero presso la Rotonda Diaz verso le 14:00, con circa un’ora di anticipo per le condizioni meteorologiche.
Dopo una prima calorosa accoglienza dei cittadini, il santo padre si è spostato sulla papamobile per dirigersi verso il Duomo dove lo aspettavano i primi incontri. Il tragitto era transennato. Sul lungomare inaspettatamente due giovani attiviste spagnole hanno scavalcato le transenne. Sollevando dei cartelli, hanno urlato al Papa delle richieste. Le due donne non costituivano una reale minaccia, ma la polizia è intervenuta prontamente per questioni di sicurezza.
Scritto in nero sui cartelli bianchi la scritta: “Stop corrida”. Senza alzare slogan aggressivi, le due animaliste hanno cercato di portare l’attenzione su un tema delicato. Alcuni hanno giudicato inopportuno utilizzare una visita pastorale per temi estranei al programma religioso. Tuttavia l’iniziativa è stata un tentativo di consegnare un messaggio simbolico al Pontefice. Ciò nella speranza che possa aprire un dialogo con la coscienza collettiva.
La corrida è uno spettacolo tradizionale nato in Spagna in cui un torero affronta un toro in un’arena davanti al pubblico. La sfida segue rituali precisi, tra musica, costumi e movimenti scenici. Termina quasi sempre con l’uccisione dell’animale. Per alcuni rappresenta una forma di arte e identità culturale. Per altre coscienze è solo una pratica crudele che provoca sofferenza ai tori. Non a caso da anni associazioni animaliste ne chiedono l’abolizione in diversi Paesi europei. Nella quotidianità il mondo è imbruttito da morte, guerra, povertà e orrori. Non significa che una protesta escluda l’altra.
Di Valentina Mazzella

