Adriano D’Orsi, 16 anni, muore dopo un gelato a Casoria: i pediatri chiedono una giornata nazionale sull’anafilassi

La tragedia del ragazzo di Casoria riaccende il dibattito sulla prevenzione delle reazioni allergiche gravi nei bambini e negli adolescenti. Tre società scientifiche lanciano una proposta concreta

Aveva sedici anni, una passione per il mare e un futuro già immaginato: capitano di marina, diplomato all’istituto nautico di Bagnoli. Adriano D’Orsi stava trascorrendo una serata tranquilla con due amici, in via Bologna a Casoria, quando ha ordinato un gelato. Pochi minuti dopo si è sentito male. Quando il 118 è arrivato sul posto, non c’era più nulla da fare.

La madre, Antonietta Esposito, ha descritto il figlio come “un ragazzo meraviglioso, di quelli che molte madri vorrebbero”. Parole che pesano come macigni, pronunciate davanti a un dolore impossibile da contenere.

Indagini aperte, autopsia disposta

I carabinieri della compagnia di Casoria, coordinati dalla Procura di Napoli Nord diretta da Domenico Airoma, hanno immediatamente avviato gli accertamenti. Le vaschette con i gusti di gelato consumati dal ragazzo sono state poste sotto sequestro. La salma è stata trasferita all’obitorio di Giugliano in Campania, dove sarà eseguita l’autopsia.

Adriano soffriva di allergie note. L’ipotesi più accreditata al momento è quella dello shock anafilattico, probabilmente legato a una grave intolleranza al lattosio, ma nessuna pista viene esclusa dagli inquirenti. La famiglia si è affidata all’avvocato Francesco Petruzzi: “Aspettiamo i risultati dell’autopsia per capire le cause del decesso”.

La risposta della comunità scientifica: una giornata nazionale sull’anafilassi

La tragedia di Casoria ha scosso il mondo della pediatria italiana. Tre delle principali società scientifiche del settore — la Simeup (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica), la Siaip (Società italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica) e la Sip (Società italiana di pediatria) — hanno avanzato una proposta formale: istituire una Giornata nazionale dell’anafilassi, dedicata alla sensibilizzazione, alla prevenzione e alla formazione su questa emergenza silenziosa ma letale.

L’obiettivo è chiaro: portare la cultura dell’emergenza allergica fuori dagli ospedali, dentro le scuole, le mense, i ristoranti, le famiglie, i centri sportivi.

“L’adrenalina salva la vita, i minuti contano”

Vincenzo Tipo, presidente della Simeup, non usa mezzi termini: “Non possiamo più limitarci a commentare tragedie annunciate. Tutti devono sapere riconoscere i sintomi di una reazione allergica grave ed essere in grado di utilizzare rapidamente i farmaci di emergenza, a partire dall’adrenalina autoiniettabile. In caso di anafilassi contano i minuti. È meglio una somministrazione di adrenalina rivelatasi poi non necessaria che perdere tempo prezioso davanti a un quadro clinico che può diventare irreversibile”.

Il presidente della Sip, Rino Agostiniani, punta il dito su un aspetto spesso sottovalutato: “Alla base delle reazioni allergiche più gravi c’è spesso una contaminazione accidentale degli alimenti, talvolta minima ma sufficiente a scatenare una risposta anafilattica devastante in soggetti altamente sensibili”. Per questo la formazione deve coinvolgere cuochi, addetti alla distribuzione dei pasti, personale delle mense scolastiche, insegnanti, educatori e famiglie.

Il professor Gian Luigi Marseglia, presidente della Siaip, ricorda che il lavoro nelle scuole e con le associazioni di categoria della ristorazione è già in corso: “I recenti fatti di cronaca ci hanno spinto ad affrontare con più determinazione un progetto che portiamo avanti da tempo. Siamo certi di riuscire a raggiungere l’obiettivo di diffondere la conoscenza su un tema fondamentale per chi si occupa di alimentazione”.

Casoria e la Campania davanti a una perdita che lascia il segno

Il sindaco di Casoria ha espresso il dolore dell’intera comunità. Una città che conosce Adriano, che lo ricorda nei corridoi della scuola, nelle strade del quartiere, nei volti degli amici ancora sotto shock. Una perdita che interroga tutti — istituzioni, operatori sanitari, addetti alla ristorazione — sulla necessità di agire prima che la prossima tragedia si consumi nel silenzio.

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