Tor Vergata, concerto record per Ultimo: la sterilità delle critiche contro i suoi fan

ROMA – Negli ultimi giorni gli italiani si sono svegliati più indignati del solito e lo sdegno non è causato da alcune voci della nostra classe politica, dagli ormai dimenticati Epstein’s files o dalle morti innocenti a Gaza. A quanto pare il recente nemico degli italiani è il fan sfegatato di Ultimo che ha deciso di recarsi a Tor Vergata al suo concerto record.

L’evento si è svolto ieri sera, per l’appunto a Roma. Se ne parla da tempo perché alcuni appassionati hanno deciso di anticiparsi per accamparsi a Tor Vergata già dieci giorni prima del 4 luglio. La domanda è: può sembrare una scelta strana? Forse estrema? Può darsi, soprattutto considerando le temperature degli ultimi giorni. È un qualcosa che personalmente farei? Probabilmente non per Ultimo, senza nulla togliere a Niccolò che è un ottimo artista. Ma al di là di ciò i fan che hanno scelto così hanno fatto del male a qualcuno? Assolutamente no. E allora perché tanto odio e tanta frustrazione nei loro confronti? 

Gli italiani dimenticano sempre la filosofia del “Vivi e lascia vivere”. I Romani poi di abitare in una grandissima capitale. Non vorrebbero mai essere “disturbati”, come se vivessero in un borgo di periferia in mezzo alle valli. Siamo in un’epoca in cui la musica si ascolta sulle piattaforme digitali, si acquistano biglietti online e si condividono passioni sui social. È naturale che una comunità numerosa e affezionata riesca a trasformare il proprio entusiasmo in risultati concreti.

Le persone sono andate ad accamparsi a Tor Vergata dieci giorni prima non per idolatria tossica nei confronti di Ultimo. Semplicemente perché anche l’attesa alla fine ha fatto parte della loro esperienza. Nei tempi in cui ci si lamenta della gente sempre incollata ai dispositivi digitali, c’è chi sceglie di fare rete anche in questo modo un po’ scomodo e sopra le righe. Questa è la verità.

I fan di Ultimo hanno dimostrato ancora una volta quanto siano legati al loro artista. Hanno comprato i biglietti, ascoltato le sue canzoni, partecipato agli eventi e contribuito a far segnare numeri da primato. È un comportamento che si ripete con tanti artisti, in Italia e all’estero. Ricordo le tende, le file chilometriche e lo scambio dei braccialetti per Taylor Swift a Milano. L’accaduto riflette semplicemente la forza del rapporto tra un cantante e il suo pubblico.

Criticare questo fenomeno significa spesso dimenticare un principio molto semplice: ognuno è libero di vivere le proprie passioni come preferisce, nel rispetto degli altri. C’è chi spende soldi per viaggiare, chi per lo sport, chi per il cinema e chi, invece, sceglie di sostenere il proprio artista del cuore. Non esiste una gerarchia delle passioni, né un modo “giusto” di essere fan.

I record, in fondo, nascono proprio dalla partecipazione delle persone. Se migliaia di fan decidono spontaneamente di sostenere un artista, non c’è nulla di sorprendente o di anomalo. È semplicemente il funzionamento del mercato culturale e della libertà individuale. Piaccia o no, il successo si costruisce anche così. Infine anche le critiche alla qualità della musica di Ultimo lasciano il tempo che trovano dato che “i gusti son gusti”.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

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