I nuovi dati dei beni sottratti alla criminalità

I patrimoni sequestrati alle mafie sono risorse da destinare alla collettività. I dati Eurispes evidenziano opportunità ma anche criticità nel riutilizzo in particolare per le imprese confiscate

I volumi di affari connessi alle attività illegali sono molto elevati e si stima che rappresentino circa l’1,7% del PIL italiano secondo le stime Transcrime.

Il sequestro e la confisca dei beni, mobili e immobili, delle criminalità organizzate hanno lo scopo di sottrarre sia i redditi che i patrimoni illegali per restituirli alla collettività. I dati di Eurispes aggiornati a novembre del 2025 (riportati nel rapporto Dal Male al Bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, Stime e Prospettive) sono indicativi del volume e del valore dei cespiti confiscati.

Gli immobili confiscati sono 43.326 immobili, valutati complessivamente 4,66 miliardi di euro. Sicilia e Campania da sole rappresentano circa il 50% del valore complessivo degli immobili (oltre 2,3 miliardi di euro).

Gli immobili confiscati in amministrazione, cioè nella disponibilità dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC) ma non assegnati allo Stato o ad altri enti sono 21.623 di cui il 39% (8.429 immobili) si trova in Sicilia, il 13% in Campania (2.886), il 13% nel Lazio (2.874) e poi in Calabria (1.660; 7,68%), Lombardia (1.324; 6,12%) e Puglia (1.073; 4,96%).

Gli immobili confiscati ed assegnati allo Stato o ad altri enti, invece, sono 21.664 unità di cui il 38% in Sicilia (8.141 beni), seguita da Campania (3.584) e Calabria (3.373). Queste tre regioni concentrano circa il 70% di tutti i beni destinati a livello nazionale. L’84% degli immobili sono stati trasferiti agli Enti territoriali, il 10% allo Stato. La vendita e la demolizione sono residuali.

Le aziende confiscate sono 4.386 di cui la stragrande maggioranza localizzate in Sicilia, Campania, Lazio e Calabria.

Le aziende confiscate in amministrazione sono 3.113 aziende di cui il 31% in Sicilia, il 16,5% in Campania, il 16,2% nel Lazio ed il 10,4% in Calabria. Dal punto di vista settoriale oltre il 66% delle aziende confiscate in amministrazione operano in pochi settori: costruzioni (23%), commercio e riparazione di veicoli (20,5%), immobiliare (11,4%), alloggio e ristorazione (11%). Si stima che una quota piccolissima (5%) di queste aziende sia operativo e possa produrre un fatturato di 123 milioni di euro annui.

Le aziende confiscate ed assegnate sono 1.723 di cui il 31% in Sicilia, seguita a Campania (20,3%), Lazio (15,1%) e Calabria (12%). Il 95% delle imprese destinate è stato avviato alla liquidazione e questo conferma le caratteristiche di queste aziende spesso prive di autonomia patrimoniale, fortemente indebitate o create con finalità meramente strumentali al riciclaggio di capitali illeciti. La vendita l’affitto e la cessione gratuita e demolizione sono marginali.

I dati esposti evidenziano due fattori: l’alta percentuale di attribuzione degli immobili confiscati agli Enti Territorialie l’elevatissima percentuale di imprese confiscate che non sopravvive al passaggio al mercato legale finendo in liquidazione.

Secondo l’Eurispes per rafforzare lo strumento della confisca occorre agire su tre direttrici: l’accelerazione delle procedure di restituzione dei cespiti, il rafforzamento degli enti preposti alle procedure di confisca, in primis l’ANBSC, il supporto agli Enti locali, attraverso risorse tecniche, finanziarie e formative.

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