“Your name” di Makoto Shinkai torna al cinema per il decimo anniversario dal 2016, ma solo negli USA

CINEMA – Dal 14 agosto 2026 negli USA nelle sale cinema sarà di nuovo proiettato “Your name”, il capolavoro di Makoto Shinkai, per celebrare il suo decimo anniversario dal debutto nel 2016. Da noi in Italia purtroppo non è stato ancora rilasciato nessun annuncio, tuttavia la speranza è l’ultima a morire. Fosse anche solo per mero interesse economico da parte delle sale.

In una datata recensione del 2017, la sottoscritta descrisse “Your name” “come una cometa che passa, ti ammalia con il suo splendore e ti travolge al pari dell’impatto di un meteorite”. Dopo due lustri, non rimangio una sillaba. All’epoca lo stesso  Makoto Shinkai fu osannato dall’opinione pubblica come il degno erede dell’eccelso maestro Hayao Miyazaki.

“Your name” è un film emozionante. I più sensibili riescono a commuoversi con tanto di fazzoletti. Le grafiche dei disegni richiesero due anni di lavoro e il risultato è ancora oggi di notevole bellezza. Le immagini catturano l’occhio con i loro colori definiti e l’immaginario affascinante.

Fatta eccezione per Tokyo e la città di Hida, le ambientazioni sono di fantasia, ma ispirate a luoghi reali. Ad esempio il lago Itomori trae spunto dal lago SuwaShinkai propone da un lato la frenesia caotica di una metropoli viva e dall’altro dei paesaggi suggestivi, verdeggianti e tradizionali. Un dualismo che rispecchia la diversità delle vite dei due protagonisti, Taki e Mitsuha.

La storia è accompagnata da delle musiche incalzanti che danno la carica allo spettatore. La trama è articolata, ma non contorta. Forse “poco equilibrata nei suoi due tempi”, come lo stesso Shinkai ammise, eppure ugualmente squisita. “Your name” è un viaggio su una strada ferroviaria in cui i binari sono distinti e reciprocamente indispensabili. Separati? Non tanto. Sono binari speciali capaci di intrecciarsi.

Come spunto narrativo in realtà il film non racconta nulla di particolarmente innovativo per il cinema. Scambio di corpi e dinamiche che ricordano anche la pellicola americana “La casa sul lago del tempo” (2006) di Alejandro Agresti, a sua volta remake di una produzione coreana del 2000. Ciononostante “Your name” ha l’abilità di non inciampare nel banale grazie alla maestria tecnica e all’eccezionale sensibilità con cui si presenta.

Ci riesce così bene che quando la visione termina se ne prova nostalgia. “Your name” finisce e la sua storia ti manca. Anche lo spettatore vaga come alla ricerca di qualcosa o qualcuno di indefinito. È questo il grande pregio che ne fa un piccolo capolavoro. Non tutti i film riescono in questa ardua impresa. Per questo, dopo dieci anni, le sue atmosfere e le sensazioni delicate che ha regalato sono rimaste nel cuore del pubblico.

Di Valentina Mazzella

 

 

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