La Regione Campania finisce di nuovo sotto accusa per la gestione dei dati personali degli allievi dei corsi di formazione professionale. Il Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate ha inviato una nuova diffida agli uffici regionali, la seconda in meno di trenta giorni, contestando l’obbligo di geolocalizzazione introdotto per gli studenti dei corsi da Operatore Socio-Sanitario.
Al centro della vicenda una nota del Settore Formazione Professionale datata 16 luglio, che impone agli allievi di confermare quotidianamente la propria presenza tramite SPID e posizione GPS attiva dal proprio smartphone. Un sistema che, secondo il Movimento, non trova alcun fondamento normativo reale.
Il decreto non parla di geolocalizzazione
Il nodo giuridico sollevato dall’associazione datoriale è tanto semplice quanto delicato. La nota regionale richiama il decreto dirigenziale n. 183 del 26 marzo 2026, ma quel provvedimento prevede esclusivamente la conferma della presenza via SPID, senza mai menzionare la localizzazione geografica degli studenti.
L’obbligo di farsi tracciare, dunque, sarebbe stato introdotto non con un atto ufficiale ma attraverso una semplice comunicazione di servizio e una risposta pubblicata tra le FAQ della piattaforma SILF, il sistema informativo regionale già finito altre volte sotto osservazione.
Dati raccolti dal 2023 senza informativa
La diffida ricostruisce anche un aspetto temporale che pesa non poco sulla vicenda. La funzione tecnica che consente alla piattaforma di acquisire la posizione degli utenti risulterebbe collaudata già nel marzo 2023, come emergerebbe da una scheda tecnica pubblicata sul portale regionale.
Per oltre tre anni, quindi, il sistema avrebbe potuto raccogliere dati di localizzazione senza alcuna base giuridica e senza che gli interessati ne fossero informati, in evidente contrasto con i principi del GDPR. Ancora oggi, quando l’allievo apre la pagina e il dispositivo richiede la condivisione della posizione, non compare alcuna informativa su titolare del trattamento, finalità, tempi di conservazione dei dati o modalità per esercitare i propri diritti.
A rendere la situazione ancora più critica, l’unica pagina “Privacy” presente sul portale risalirebbe al 2014: un’informativa sui cookie che non cita nemmeno il Regolamento europeo entrato in vigore nel 2018 e che contiene riferimenti a tecnologie ormai superate.
Le scuole nel mezzo, senza ruolo definito
Il Movimento denuncia anche la posizione scomoda in cui si trovano gli enti di formazione. Sono le scuole a registrare le presenze sulla piattaforma regionale, ma la Regione non avrebbe mai formalizzato il loro ruolo con l’atto previsto dalla normativa sulla privacy. Il risultato è che gli enti accreditati si ritrovano a gestire un trattamento di dati deciso unilateralmente dall’amministrazione, senza istruzioni operative né tutele giuridiche.
Le richieste: sospensione immediata e cancellazione dei dati
Nell’atto trasmesso alla Regione, il Movimento chiede quattro interventi puntuali: la sospensione immediata dell’obbligo di geolocalizzazione, il ritorno alla semplice conferma tramite SPID così come previsto dal decreto originario, la garanzia che nessuno studente perda ore di frequenza per non aver condiviso la propria posizione, e la cancellazione dei dati di localizzazione raccolti finora. Il termine fissato per una risposta è di quindici giorni.
Troisi: «Soluzione sbagliata a un problema regionale»
A commentare la vicenda è Nicola Troisi, segretario del Movimento Libero e Autonomo: «La geolocalizzazione degli allievi non rispetta le leggi sulla privacy ed è una soluzione sbagliata a un problema che è tutto interno alla Regione. Dopo il caso degli esami esploso con l’inchiesta di Fanpage, l’amministrazione corre a mettere pezze che con il buco c’entrano poco: si scarica sugli allievi e sugli enti un onere che non è previsto da nessun atto, mentre la strada più semplice sarebbe mettere i propri dipendenti nelle condizioni di svolgere dignitosamente il proprio lavoro».
Troisi rivendica poi il ruolo dei controlli istituzionali, senza però condividere il metodo scelto dalla Regione: «I controlli sui corsi sono un dovere dell’amministrazione e li chiediamo da anni: ma si fanno con le ispezioni, con le commissioni composte come si deve, con il personale preparato a dovere che va nelle aule e si comporta in maniera dignitosa istituzionalmente. Non chiedendo a un allievo di farsi seguire dal telefono per vedersi riconosciuta una lezione».
Il segretario punta il dito anche contro la piattaforma SILF: «Il tutto attraverso una piattaforma che è costata fior di denaro dei contribuenti ma che tralascia completamente i doveri imposti dall’Europa per la protezione della privacy. Un privato nelle stesse condizioni avrebbe probabilmente pagato multe salatissime».
«Non siamo contro i controlli, ma contro l’improvvisazione»
Nella parte conclusiva della sua dichiarazione, Troisi prova ad aprire un canale di dialogo con l’amministrazione regionale: «Chiediamo una cosa sola: che ogni obbligo sia previsto da un atto, che quell’atto rispetti il Regolamento europeo e che chi lo subisce sappia cosa sta accadendo ai propri dati. Il Movimento non è contro i controlli, è contro i controlli improvvisati. Restiamo a disposizione dell’Assessorato e della Direzione per costruire insieme un sistema di verifica delle presenze che sia efficace e insieme rispettoso delle regole: basta convocarci, cosa che non è ancora accaduta nonostante i proclami davanti alla stampa».
La partita, dunque, resta apertissima. Con un termine di quindici giorni sul tavolo, la Regione Campania dovrà decidere se sospendere l’obbligo contestato o affrontare le conseguenze di un contenzioso che, ormai, si allarga di settimana in settimana.

