“Se domani non torno”, il film di Paola Randi sulla storia di Giulia Cecchettin nelle sale dal 5 novembre

CINEMA – Ieri è stato rilasciato il trailer del film “Se domani non torno” che racconta la tragica storia di Giulia Cecchettin. Il video è diventato immediatamente virale su tutte le piattaforme e sui social. Prodotta da Notorious Pictures in collaborazione con Sky Cinema, la pellicola sarà distribuita nelle sale dal prossimo 5 novembre.

La regia è stata diretta da Paola Randi che ne ha firmato anche la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan. Il soggetto è liberamente al libro “Cara Giulia” scritto dal padre Gino Cecchettin con Marco Franzoso ed edito dalla casa editrice Rizzoli. Il titolo del film è inoltre un esplicito richiamo ai versi della poesia di Cristina Torres Cáceres che, all’epoca dei fatti, vennero scelti come grido unanime delle donne attive nelle manifestazioni e nella lotta contro la violenza di genere.

Per quanto riguarda il cast, sappiamo che Sabrina Martina interpreta Giulia Cecchettin, Filippo Timi il padre Gino, Tecla Bossi Elena (la sorella di Giulia) e Tommaso Allione suo fratello Davide. Potrà, invece, apparire insolito scoprire che nel film nessun attore ricoprirà il ruolo di Filippo Turetta, l’assassino reo confesso. Il carnefice non avrà un volto. La regista Paola Randi ha infatti optato per una scelta coerente con una posizione che Gino Cecchettin ha già a suo tempo adottato nella stesura del libro. Nonostante Turetta sia uno dei personaggi chiave della vicenda, tra le pagine di “Cara Giulia” non gli viene dato spazio. Centrale resta la figura di Giulia e quello che ci ha lasciato.

Sono trascorsi tre anni dal novembre del 2023. Giulia era una ragazza veneziana di 22 anni. Stava per laurearsi in Ingegneria biomedica presso l’università di Padova. Aveva già inoltrato la tesi e la data della discussione era fissata per il 16 novembre. Il giorno 11 dello stesso mese accettò di vedere il suo ex fidanzato, Filippo Turetta. I due giovani, colleghi di università, avevano avuto una relazione di quasi un anno terminata ad agosto. Filippo ancora non si rassegnava alla fine del loro rapporto. Era possessivo, manipolativo. Giulia accettava occasionalmente di vederlo perché lui raccontava di essere in depressione alimentando i sensi di colpa di lei.

Per questo anche quel pomeriggio Giulia acconsentì in buona fede a incontrare di nuovo Filippo. Decisione fatale. La ragazza non immaginava le conseguenze. Non poteva. L’ultimo pomeriggio insieme lo hanno trascorso al centro commerciale Nave de Vero di Marghera. Dopo aver mangiato presso un McDonald’s, Giulia fu infine rapita e condotta nella zona industriale di Fossò. Qui brutalmente assassinata con 75 coltellate. Non contento, Turetta viaggiò tra Veneto e Friuli con il cadavere di Giulia in auto. Raggiunta un’area di montagna nei pressi del lago di Barcis, l’assassino abbandonò il corpo.

Tre anni fa la famiglia visse un incubo. Per giorni gli italiani da casa seguirono la vicenda con il fiato sospeso. Innumerevoli gli appelli affinché i due giovani venissero ritrovati. Ci fu anche la testimonianza di un uomo che diceva di aver visto dal balcone di casa sua un litigio tra un uomo e una donna che chiedeva aiuto nel parcheggio di via Aldo Moro a Vigonovo. Il signore aveva contattato i Carabinieri della compagnia di Chioggia, ma i militari purtroppo non intervennero a causa di altre segnalazioni contemporanee.

Se fossero invece arrivati in tempo? Resta in bocca l’amaro della rabbia. Intanto il 18 novembre 2023 la task force schierata per le ricerche ritrovò il corpo di Giulia. La sera stessa Filippo Turetta venne arrestato in Germania. Lungo un’autostrada perché rimasto senza carburante nell’auto. A dicembre 2024 la condanna all’ergastolo. L’assassino rinunciò all’appello rendendo la sentenza definitiva.

La storia di Giulia Cecchettin però non è stato solo un fatto di cronaca. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le persone erano già stanche di ascoltar parlare dell’ennesimo caso di femminicidio. Nonostante il dolore per la perdita, la sorella di Giulia, Elena, è sempre stata molto lucida su questo aspetto. Ha sempre speso parole contro il patriarcato. Ha sempre invitato, durante le manifestazioni in piazza, non a fare un minuto di silenzio, ma a fare rumore per Giulia e per tutte le vittime come lei.

Oggi l’istituzione della Fondazione Giulia Cecchettin rappresenta da allora un punto di riferimento nella lotta alla violenza di genere. L’annuncio del nuovo film “Se domani non torno” per qualcuno è stato oggetto di polemica. L’accusa più gettonata è che possa trattarsi di una sorta di operazione di marketing. Un modo per strumentalizzare la storia di Giulia e lucrarci sopra.

Nella realtà dei fatti, se anche questa visione così cinica fosse vera, la società di oggi ha ancora bisogno che vicende come quella di Giulia vengano raccontate. Il cinema è arte, intrattenimento. Non deve necessariamente educare il pubblico. Ben venga però quando contribuisce anche a sensibilizzare gli spettatori su tematiche così critiche.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

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