Al Cnpr Forum confronto tra parlamentari e professionisti sulle nuove minacce digitali. Al centro del dibattito alfabetizzazione informatica, cybersicurezza e tutela delle fasce più vulnerabili.
Le truffe informatiche rappresentano una delle principali minacce dell’era digitale e, nonostante i progressi sul fronte normativo e tecnologico, l’Italia continua a mostrare criticità nella prevenzione e nella tutela dei cittadini. È quanto emerso nel corso del Cnpr Forum “Truffe informatiche: quanto siamo protetti?”, promosso dalla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha riunito esponenti politici e professionisti per fare il punto sulle strategie necessarie a contrastare un fenomeno in costante crescita.
Ad aprire il confronto è stato Giulio Centemero, deputato della Lega e presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, che ha ricordato i provvedimenti adottati negli ultimi anni per limitare le frodi online. Tra questi l’oscuramento dei siti che promuovono investimenti privi delle necessarie autorizzazioni e l’introduzione dell’educazione finanziaria nelle scuole. Secondo Centemero, tuttavia, la vera sfida consiste nell’estendere la cultura digitale e finanziaria a tutta la popolazione, investendo nell’inclusione e nella formazione. A suo avviso l’inasprimento delle pene, da solo, non è sufficiente senza un’efficace attività di prevenzione e senza un maggiore coinvolgimento del servizio pubblico radiotelevisivo nella diffusione di campagne informative. Ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare gli strumenti di tutela dei consumatori, coinvolgendo anche gli operatori telefonici e migliorando il funzionamento del Registro pubblico delle opposizioni.
Sul fronte della pubblica amministrazione è intervenuta Carmela Auriemma, deputata del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Affari costituzionali della Camera. Pur riconoscendo il ruolo di organismi come il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agcom, ha evidenziato come l’intervento delle istituzioni avvenga spesso quando il danno è già stato subito. Per questo ritiene indispensabile incrementare gli investimenti nella cybersicurezza degli enti pubblici, che risultano particolarmente esposti agli attacchi informatici. Auriemma ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza dell’alfabetizzazione digitale delle persone più vulnerabili e sulla necessità di rafforzare la cooperazione internazionale, considerando che molte truffe vengono organizzate attraverso call center operanti fuori dai confini nazionali.
Per Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e componente della Commissione Cultura di Montecitorio, la sicurezza digitale rappresenta ormai una priorità strategica per il Paese. Ha ricordato gli interventi legislativi adottati in questa legislatura per rafforzare la cybersecurity e contrastare anche gli attacchi riconducibili alla criminalità organizzata. Secondo Bicchielli è fondamentale diffondere una maggiore cultura digitale, soprattutto tra le persone anziane, spesso meno preparate all’utilizzo delle nuove tecnologie e quindi maggiormente esposte ai tentativi di truffa. Ha inoltre evidenziato come il settore sanitario sia tra quelli più sensibili, in ragione dell’enorme quantità di dati personali custoditi, sottolineando che senza investimenti adeguati la trasformazione digitale rischia di rallentare lo sviluppo del Paese.
Francesca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra e componente della Commissione Trasporti della Camera, ha posto l’accento sulla crescita costante delle truffe online e sulla necessità di proteggere soprattutto le fasce più anziane della popolazione. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti dagli istituti bancari sul piano della sicurezza, ha ribadito che la prevenzione deve restare la principale arma di difesa. Ha inoltre richiamato l’attenzione sul fenomeno del telemarketing aggressivo e delle televendite invasive, ricordando che in Parlamento sono in discussione proposte di legge destinate a regolamentare in maniera più efficace il settore dei call center, con l’obiettivo di garantire maggiori tutele sia agli utenti sia ai lavoratori.
Il punto di vista dei professionisti è stato affidato a Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Ordine dei commercialisti di Bergamo, che ha evidenziato come le truffe informatiche abbiano ormai superato quelle tradizionali. Secondo Lecchi, cittadini, banche e istituzioni continuano a rincorrere l’evoluzione delle tecniche utilizzate dai criminali informatici. Ha ricordato che il Ministero dell’Interno registra quasi 43 mila truffe ai danni degli over 65 in un solo anno, con un incremento superiore al 15%, sottolineando però che l’aumento delle sanzioni penali non può rappresentare l’unica risposta. Anche per i professionisti la strada principale resta quella dell’alfabetizzazione digitale, accompagnata da una revisione del sistema di gestione dei call center e del Registro pubblico delle opposizioni, ritenuto ancora poco efficace.
Le conclusioni del forum sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, che ha delineato il quadro complessivo delle minacce informatiche. Secondo Longoni il crimine si è ormai spostato sul digitale perché offre maggiori opportunità di profitto, minori rischi e una capacità di diffusione molto più ampia rispetto alle frodi tradizionali. Oltre un milione di italiani sarebbe già stato vittima di truffe informatiche e il fenomeno non riguarda più soltanto gli anziani, ma coinvolge sempre più frequentemente anche i giovani. Pur riconoscendo il valore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, della Polizia Postale e del quadro normativo europeo, Longoni ha evidenziato come il principale punto debole dell’Italia resti la limitata diffusione della cultura della sicurezza digitale e gli investimenti ancora insufficienti, soprattutto nelle piccole e medie imprese. Un ritardo che, secondo gli esperti intervenuti al forum, rende il Paese particolarmente esposto agli attacchi cyber e conferma la necessità di una strategia condivisa che punti prima di tutto sulla prevenzione e sulla formazione dei cittadini.

