Napolitano Store, Angelo Napolitano verso il processo per una presunta evasione da 5,7 milioni

Fissata l’udienza preliminare davanti al Tribunale di Nola. Nel mirino della Procura il sistema delle vendite, i forti sconti e i pagamenti in contanti. Tra gli elementi dell’inchiesta anche il codice “maglietta dell’Avellino”, che secondo gli investigatori sarebbe stato utilizzato per indicare cento euro

NOLA – Dalle offerte diventate popolari sui social alle aule di giustizia. Entra in una nuova fase l’inchiesta che coinvolge Angelo Napolitano, imprenditore conosciuto soprattutto attraverso il marchio Napolitano Store e i video nei quali pubblicizzava smartphone, televisori, elettrodomestici e altri prodotti di elettronica a prezzi particolarmente competitivi.

Il gip del Tribunale di Nola ha fissato l’udienza preliminare nei confronti dell’imprenditore dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Al centro del procedimento ci sono due ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici che gli vengono contestate nella sua qualità di legale rappresentante della Am Distribution srl, società con sede a Casalnuovo di Napoli e attiva nel settore del commercio di telefonia ed elettrodomestici.

L’inchiesta punta in particolare a ricostruire il sistema attraverso il quale sarebbero state gestite alcune vendite e i relativi adempimenti fiscali. Secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, attraverso il meccanismo contestato sarebbe stata sottratta al Fisco Iva per complessivi 5,7 milioni di euro nell’arco di due anni.

Le somme contestate riguarderebbero circa 1,7 milioni di euro per il periodo d’imposta 2023 e circa 3,9 milioni per il 2024. Numeri importanti che hanno portato gli investigatori a concentrarsi sulle modalità attraverso le quali la merce sarebbe stata commercializzata e sulla possibilità di proporre al pubblico prezzi sensibilmente inferiori rispetto a quelli normalmente praticati sul mercato.

Proprio i fortissimi sconti erano diventati uno dei tratti distintivi della comunicazione di Napolitano Store. Attraverso i social network venivano pubblicizzate offerte su telefoni cellulari, in particolare iPhone, ma anche televisori ed elettrodomestici. Una strategia commerciale che aveva contribuito alla grande popolarità del marchio e dello stesso Napolitano, diventato nel tempo un personaggio molto seguito sul web.

Secondo la ricostruzione investigativa, dietro una parte delle vendite sarebbe però esistito un sistema che consentiva di proporre determinati prodotti a prezzi particolarmente bassi attraverso operazioni che, secondo l’accusa, non sarebbero state correttamente registrate dal punto di vista fiscale.

Uno degli aspetti sui quali si concentra l’inchiesta riguarda proprio i pagamenti in contanti. Gli investigatori avrebbero ricostruito una modalità attraverso la quale alcuni clienti potevano ottenere condizioni economiche particolarmente favorevoli pagando cash.

Tra gli elementi più singolari finiti negli atti compare anche un linguaggio che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato utilizzato in alcune conversazioni per indicare somme di denaro senza citarle direttamente.

L’espressione “maglietta dell’Avellino”, secondo l’interpretazione investigativa, sarebbe stata utilizzata per indicare cento euro. Una formula apparentemente estranea a una compravendita di prodotti elettronici ma che, nella ricostruzione dell’accusa, avrebbe avuto un significato preciso nell’ambito degli accordi sui pagamenti.

Il particolare è diventato uno degli elementi dell’inchiesta e viene letto dagli investigatori nel più ampio contesto delle modalità con cui sarebbero state concluse alcune operazioni commerciali.

Il cuore della contestazione resta comunque di natura fiscale. La Procura ritiene che il presunto sistema avrebbe consentito di occultare una parte delle vendite e, conseguentemente, di abbattere l’Iva dovuta, creando allo stesso tempo le condizioni per offrire la merce a prezzi difficilmente praticabili attraverso un normale circuito commerciale.

L’inchiesta aveva già portato nei mesi scorsi all’esecuzione di provvedimenti di sequestro collegati alle somme oggetto delle contestazioni. Successivamente era stato disposto anche il sequestro del compendio aziendale riconducibile alla società finita al centro degli accertamenti.

Adesso la vicenda entra nella fase giudiziaria dell’udienza preliminare. Sarà in questa sede che verranno valutati gli elementi raccolti dalla Procura e la richiesta di rinvio a giudizio. L’eventuale apertura del processo non rappresenterebbe naturalmente un giudizio di colpevolezza: le accuse dovranno essere dimostrate nel contraddittorio tra accusa e difesa e per Angelo Napolitano vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.

L’inchiesta accende comunque i riflettori su un modello commerciale diventato molto conosciuto grazie ai social, costruito su offerte particolarmente aggressive e su una comunicazione capace di raggiungere migliaia di potenziali clienti.

Dai video con i prezzi fortemente ribassati alla contestazione fiscale milionaria, la vicenda Napolitano Store si prepara ora a spostarsi davanti alla magistratura. Al centro dell’accertamento giudiziario ci saranno i conti della società, le modalità delle vendite e quei pagamenti in contanti che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero contribuito a un sistema capace di generare una presunta evasione Iva complessiva da 5,7 milioni di euro in appena due anni.

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