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Il cimitero di Poggioreale chiuso da più di tre mesi, i cittadini: “I nostri morti sono diventati fango”

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NAPOLI – Sono trascorsi più di tre mesi dal crollo del 5 gennaio, ma il cimitero monumentale di Poggioreale è ancora sotto sequestro. La situazione, indicibile, non è ancora stata risolta.

Il cedimento – rammentiamo – pare sia avvenuto a causa di un’infiltrazione nel tunnel della metropolitana che passa sotto la collina del camposanto. Un’infiltrazione riconducibile all’antico fiume Sebeto che un tempo attraversava la città di Napoli prima che lo sviluppo del centro urbano ne cancellasse ogni traccia in superficie già nel secolo scorso. Fortunatamente l’evento non conta vittime.

Almeno dal punto di vista fisico, perché nella dignità e nei sentimenti si sentono feriti tutti i cittadini che hanno un parente o un caro seppellito presso il cimitero monumentale. Centinaia sono le salme ancora sepolte dalle macerie. Alcuni corpi sono addirittura visibili a occhio nudo dall’esterno, in bilico sui pavimenti crollati a metà. Altri sono precipitati in una voragine di almeno 30 metri.

Il Comune ha inoltre comunicato che la collina è sprofondata di altri quattro centimetri. Dato per nulla incoraggiante. La tensione e la rabbia dei napoletani non si trattiene più. Per questo i cittadini, esasperati, organizzano proteste e blocchi stradali. Durante l’ultima manifestazione del 5 aprile, in via Nuova Poggioreale, non sono mancati cassonetti per strada, striscioni, grida e pianti di disperazione.

Pina Caccavale, portavoce del Comitato di cittadini, ha dichiarato: “In questi giorni ha piovuto molto e abbiamo paura che adesso i nostri cari siano diventati un tutt’uno col fango. […] Abbiamo chiesto da subito che almeno venisse messo un telo per riparare le salme dalle intemperie, ma non è stato fatto”. 

Nessuno si spiega perché le ditte dei lavori possano accedere alle aree sotto sequestro, per recuperare ad esempio i reperti delle cappelle, mentre non si trovi un modo per recuperare i resti dei defunti. L’assessore alla Salute e al Verde, Vincenzo Santagada, ha affermato: “Abbiamo chiesto alla Procura la possibilità di coprire l’area con un telo, ma ci è stato negato il permesso. Se i nostri tecnici lo riterranno opportuno, chiederemo il parziale dissequestro. Oltre questo non possiamo fare altro”. 

Il Comune e la Curia cercano intanto un’intesa per stabilire dove saranno sistemati i resti, se e quando saranno recuperati. “È una soluzione temporanea. Poi insieme ai cittadini capiremo il da farsi” prova a rassicurare l’assessore. Tuttavia le parole di Pina Caccavale dimostrano che la fiducia nell’amministrazione raschia il fondo: “La speranza è l’ultima a morire, ma iniziamo a credere che non potremo mai più riavere i nostri familiari”. Troppe promesse sono state disattese. La delusione e l’amarezza sono ferite difficili da curare, soprattutto quando un problema così vergognoso continua a imperare sotto gli occhi di tutti.

Di Valentina Mazzella

 

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