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La Festa della Mamma: origini, storia e un po’ di polemica su Elisabetta Franchi

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“Viva la mamma / Affezionata a quella gonna un po’ lunga / Indaffarata sempre e sempre convinta / A volte un po’ severa / Viva la mamma / Viva la favola degli anni cinquanta / Così lontana eppure così moderna / E così magica”: è uno degli inconfondibili ritornelli della canzone “Viva la mamma” che Eduardo Bennato cantava già nel 1989. Versi colmi di ritmo che, scherzosamente, descrivono un’immagine nitida. Scattano la fotografia di uno prototipo che a distanza di decenni e generazioni perdura ancora. Eppure oggi sappiamo che di mamme ne esistono in tutte le salse: anche in jeans e più sbarazzine. Ciononostante però “la mamma è sempre la mamma”. Ecco allora che una volta all’anno la tradizione e il consumismo hanno scelto di celebrare la maternità in un giorno riconosciuto e tutto dedicato alle madri. Parliamo chiaramente della Festa della mamma che questo dì si festeggia.

Le sue origini vanno ricercate oltreoceano. Negli Stati Uniti, già nel maggio 1870, l’attivista pacifista Julia Ward Howe propose l’istituzione del Mother’s Day for Peace (Giornata della madre per la pace) per riflettere contro la guerra. Tuttavia l’evento fu un flop. Nel 1908 una certa Anna M. Jarvis ebbe di nuovo l’idea di organizzare una cerimonia commemorativa in onore di sua madre che era stata un’attivista pacifista. Questa volta però fu un successo. Nacque così il Mother’s Day, la Giornata della madre per la quale fu scelto come simbolo un garofano bianco.

Anna M. Jarvis.

L’iniziativa riscosse un tale consenso che nel 1914 il presidente americano Wilson decise di ufficializzarla. Durante il Congresso fu stabilito che la ricorrenza che avrebbe rappresentato un’espressione pubblica di riconoscenza e amore per tutte le mamme. Come data si scelse la seconda domenica di maggio. La decisione statunitense fu rapidamente emulata da tanti altri Paesi. A seguire una giornata analoga fu istituita in Svizzera nel 1917, in Finlandia nel 2018, in Norvegia e Svezia nel 1919, in Germania nel 1923, in Austria nel 1924 e in Italia nel 1933.

Inizialmente, nel 1958, nel nostro stivale una legge stabiliva che la Festa della mamma cadesse proprio l’8 maggio di ogni anno. Ed è stato così fino al 2000, quando si è preferito assegnare alla festa una data mobile. Fu pertanto deciso che la Festa della mamma sarebbe stata commemorata la seconda domenica di maggio, per dar l’opportunità alle madri di trascorrere più tempo con i propri familiari. Oggi sarebbe solo interessante e funzionale ricordare e valorizzare l’importanza delle madri anche in altri contesti.

Elisabetta Franchi, stilista (foto dal Corriere).

Ad esempio sul lavoro, riconoscendo alle donne il rispetto onesto del diritto alla maternità o le agevolazioni che i genitori (madri e padri), in quanto tali, non dovrebbero elemosinare allo Stato. Invece in Italia nel 2022 accade che sia considerato così normale il fatto che la maternità sia “un problema” che la stilista e imprenditrice Elisabetta Franchi (53 anni), in un’intervista rilasciata via Instagram su Moda Corriere, ha potuto tranquillamente dichiarare: «Oggi le donne le ho assunte ma sono anta, questo va detto, comunque ancora ragazze ma cresciute. Se dovevano far figli o sposarsi lo hanno già fatto e quindi io le prendo che hanno fatto tutti i giri di boa e lavorano h24, questo è importante».

Ferisce che non ci sia vergogna o pudore nell’ammettere senza mezzi termini le motivazioni della scelta. Ferisce il doppio che a ragionare così sia proprio una donna che a sua volta ha figli. Inutile dire che sul web si è scatenato il delirio di contestazioni. Non è mancato nemmeno il sarcasmo di chi, con l’amaro in bocca, ha osservato che Samantha Cristoforetti, da mamma, possa andare addirittura nello spazio, “ma per essere assunte da Elisabetta Franchi le donne debbano essere in pratica in menopausa”. L’imprenditrice ha replicato che le sue parole siano state strumentalizzate, ma di fatto la sostanza non cambia. Ma questa è un’altra storia… per oggi “Viva la mamma”: ci accontentiamo ancora di qualche fiore e cioccolatino.

Di Valentina Mazzella

 

 

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