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Studenti ucraini in Italia: seguono in DAD le lezioni da Kiev

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BARI – Vite rovinate, esistenze interrotte, quotidianità ribaltate. Ne sono esempi le storie raccontate da “La Repubblica” che ha raccolto le testimonianze di alcuni studenti ucraini. Tantissimi alunni sono scappati dalla guerra e si servono della didattica a distanza per continuare a seguire le loro lezioni scolastiche nei nuovi Stati ospitanti. La DAD diventa un ponte di collegamento tra l’Ucraina e i vari Paesi del mondo.

Molti sono sparpagliati in Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Irlanda e, in alcuni casi, addirittura negli Stati Uniti. Virtualmente i gruppi classe seguono le lezioni dei tanti docenti che non sono scappati. I professori continuano a insegnare da Kiev, nonostante i pericoli e i disagi della guerra. “Siamo contenti: in questo modo ci sentiamo più vicini ai nostri amici lontani e, vedendoli, sappiamo che stanno bene. Ci sentiamo a casa” spiegano alcuni ragazzi accolti presso Bari.

C’è ad esempio Yeva che è una quindicenne ucraina fuggita dalle bombe. In Puglia lei e sua madre sono state accolte da degli amici. Frequenta il penultimo anno di liceo secondo il loro ordinamento di studi. Segue le lezioni in DAD come i nostri ragazzi hanno a lungo fatto durante l’emergenza sanitaria.

Oppure c’è Masha che di anni ne ha solo undici. Legge delle dispense di geografia online. Suo fratello Pavlo, invece, è un sedicenne. La sua interrogazione è stata tuttavia interrotta. Racconta: “Il mio professore di storia, che si trova a Kiev, aveva iniziato a spiegare. Poi le sirene hanno cominciato a suonare ed è dovuto andar via per correre nel rifugio. Capita spesso”. 

Sono spezzoni di vita umana che ci gettano in faccia le brutture e gli orrori della guerra. Allo stesso tempo gettano luce sulla perseveranza e il coraggio di chi continua a studiare e a credere nel futuro. Un futuro senza conflitti in cui spendere l’educazione e la cultura apprese tra i banchi di scuola. Un futuro in cui il mondo costruisce la pace con il dialogo e non distrugge la civiltà con le armi.

Di Valentina Mazzella

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