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Gallerie d’Italia, Mario Schifano: terminata la mostra sull’artista più visionario del Novecento italiano

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Opera di Mario Schifano. Fotografia di Valentina Mazzella.

NAPOLI – “Dobbiamo azzerare tutto”. La frase più ricorrente tra gli artisti italiani degli anni Sessanta. Per alcuni un vero motto. Tra questi impossibile non menzionare Mario Schifano che – con Tano Festa, Franco Angeli e altri nomi celebri – ha lasciato una profonda impronta nella storia dell’arte del Novecento. Con grande successo, domenica 29 ottobre si è conclusa, presso Le Gallerie d’Italia in Via Toledo, proprio la mostra su Schifano. Il titolo dell’esposizione: “Mario Schifano: il nuovo immaginario. 1960 -1990”.

La mostra è stata curata da Luca Massimo Barbero. Ha presenta ai visitatori oltre 50 lavori dell’artista dagli anni Sessanta agli anni Novanta. Gran parte delle opere provenivano dalla stessa Collezione di Intesa Sanpaolo, da altre istituzioni culturali come il Museo del Novecento di Milano, dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia e da collezioni private nazionali e internazionali. Il tutto in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano.

Opera di Mario Schifano. Fotografia di Valentina Mazzella.

Da ragazzo Mario Schifano ha scoperto il suo interesse per l’arte lavorando accanto al padre, archeologo e restauratore presso il Museo d’arte etrusca e archeologica di Villa Giulia a Roma. La sua carriera è iniziata tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. I suoi primi lavori sono stati dei monocromi che, nelle prime sale, hanno accolto i visitatori del Palazzo Piacentini. Come ha spiegato spesso lo storico dell’arte Achille Bonito Oliva, i monocromi di Mario Schifano sono voluttuosi. Rappresentavano l’anti-quadro, riuscendo ad annullare il concetto di arte che la sua generazione voleva riformulare.

Il percorso del Gruppo Intesa Sanpaolo ha proposto pitture emblematiche dedicate alla Esso e alla Coca Cola. Brand simbolo del consumismo che hanno spesso indotto la critica a concepire Mario Schifano come un Andy Warhol italiano. Del resto negli USA la Pop Art sceglieva elementi del consumismo quotidiano per contestare l’omologazione e il consumismo stesso. Gli artisti italiani però, a differenza dei colleghi d’oltreoceano, conservavano la pennellata. La componente umana. Per la loro corrente i quadri erano un po’ muro e un po’ pagina. Gli artisti si lasciavano per davvero ispirare dai muri della città. La loro arte rifletteva la città in cui vivevano, Roma.

Opera di Mario Schifano. Fotografia di Valentina Mazzella.

Tutto ciò in una ricerca artistica che ritroviamo nella produzione di Schifano che ha sempre amato sperimentare anche fuori dagli schemi delle tele e della pittura. Negli anni Schifano realizzò, infatti, opere con la macchina fotografica, l’emulsione del colore sulla tela, documentari con la cinepresa e non solo. Considerava il cinema, come la pittura, una maniera di esistere. Un concetto interessante con cui Schifano anticipò il morboso rapporto che la società avrebbe poi avuto, decenni dopo, con la continua esigenza di apparire. Il suo fu uno sguardo visionario che oggi scopriamo contemporaneo. Uno sguardo, a modo suo, profetico.

 

Testo e galleria fotografica di Valentina Mazzella:

 

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