Home Cultura La Chiesa di Sant’Eligio

La Chiesa di Sant’Eligio

168

Benvenuti al nuovo appuntamento della rubrica:” π‘΅π’‚π’‘π’π’π’Š π’‚π’π’•π’Šπ’„π’‚: π’”π’•π’π’“π’Šπ’‚, π’‚π’π’†π’…π’…π’π’•π’Š 𝒆 π’„π’–π’“π’Šπ’π’”π’Šπ’•π’‚'”.

Nel libro “Storie e leggende napoletane” di Benedetto Croce si narra che nel Cinquecento un conte napoletano della famiglia Caracciolo si innamorΓ² di una fanciulla vergine e, non potendo vincerne l’onestΓ , fece condannare ingiustamente il padre di lei per omicidio.

La fanciulla si arrese all’amore del conte e il padre fu liberato. Successivamente il Caracciolo fu ritenuto colpevole e condannato a essere decapitato nella piazza del mercato. Due teste scolpite poste negli angoli inferiori della cornice dell’orologio della Chiesa di Sant’Eligio raffigurerebbero i volti di una fanciulla e di un uomo, forse il conte e la fanciulla.

Era il 1270 quando Carlo I concesse ad alcune persone della sua corte un terreno nei pressi del mercato, nel campo detto “morocino“, affinchΓ© erigessero un ospizio-ospedale necessario ad accogliere i poveri e gli infermi di Napoli, con l’aggiunta di una chiesa. Mancano dati certi, ma si pensa che il progetto iniziale debba ascriversi a uno degli architetti francesi giunti al seguito del re.

I vari interventi nel corso dei secoli hanno modificato la primitiva struttura. Nel 1416 fu realizzato l’arco dell’orologio, accanto al campanile. Nel 1546 Don Pedro di Toledo fondΓ² nella struttura un educandato femminile. Nel 1591 l’edificio fu utilizzato come banco di pegni e, infine, destinato all’uso di caserma. Dopo molti secoli l’edificio Γ¨ stato riaperto al culto. Attualmente si accede alla chiesa tramite un ingresso posto lateralmente.

Il portale in stile gotico Γ¨ strombato e presenta numerosi elementi decorativi. La muratura Γ¨ in tufo giallo e in piperno. L’interno Γ¨ a tre navate. Qui si ammirano frammenti di affreschi del XIV secolo. Il soffitto venne rifatto nel 1490, salvo poi essere ricostruito nel 1843 da Orazio Angelini.

Saluti cordiali,

Pino Spera

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here