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L’esercito di Franceschiello

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Benvenuti al nuovo appuntamento della rubrica: “π‘΅π’‚π’‘π’π’π’Š π’‚π’π’•π’Šπ’„π’‚: π’”π’•π’π’“π’Šπ’‚, π’‚π’π’†π’…π’…π’π’•π’Š 𝒆 π’„π’–π’“π’Šπ’π’”π’Šπ’•π’‚'”.

 

Quando si intende citare un organismo militare scarsamente efficiente, i disinformati accennano divertiti al cosiddetto “esercito di Franceschiello” riferendosi a Francesco II di Borbone, ultimo re di Napoli. Le fonti storiche dicono il contrario.

Gli esperti militari dell’epoca concordavano nell’attribuire all’esercito di Napoli un valore di elevata efficienza, sia dal punto di vista strutturale, sia in riferimento alle qualitΓ  professionali degli ufficiali, allo spirito combattivo della truppa, agli armamenti e alle articolazioni logistiche.

È sufficiente ricordare, del resto, che dopo la restaurazione (1830) i Borboni si astennero dall’abolire le eccellenti modifiche introdotte da Gioacchino Murat (ex re di Napoli) e, con una grande apertura mentale, confermarono nel grado e nelle funzioni la gran parte degli ufficiali di nomina murattiana.

Immeritato, dunque, quel modo di dire “fare la fine dell’esercito di Franceschiello”. Fu, al contrario, proprio l’esercito napoletano l’unico elemento del regime a salvare l’onore della dinastia e della cittΓ  di Napoli. Qualcuno addebita l’errata metafora a un aneddoto denigratorio dei Savoia per screditare l’ultimo dei Borboni.

 

Saluti cordiali,

Pino Spera, Responsabile della Sezione Storia della Biblioteca I Care, Pomigliano d’Arco (NA).

 

 

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