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Manifestanti manganellati: il terribile retaggio de “Mazz’ e panell’ fanne ‘e figli bell”

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ATTUALITÀ – “I manganelli sui ragazzi esprimono un fallimento”: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo scorso venerdì 23 febbraio 2024, si è espresso in maniera molto chiara a proposito dei fatti di cronaca che hanno colpito Firenze e Pisa. “L’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni” ha ancora aggiunto Mattarella, esprimendo solidarietà nei confronti degli studenti picchiati durante le manifestazioni in nome della pace.

In più è sopraggiunta l’affermazione di Angelo Bonelli di Europa Verde: “Una cosa è certa: il questore di Pisa va rimosso, ne chiediamo le immediate dimissioni. Si tratta di colui che aveva anche la responsabilità della pianificazione dell’ordine pubblico ai tempi del G8 di Genova”. Insomma, il vaso di Pandora è stato scoperchiato. Un’informazione interessante che dà molto materiale su cui meditare per comprendere l’andazzo italiano circa la gestione della burocrazia e della giustizia. Al contrario nessuna dichiarazione da parte del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

A grandi linee l’opinione pubblica esprime sentimenti di vicinanza nei confronti dei minori che, senza armi e a viso scoperto, sono stati colpiti con violenza dalla Polizia di Stato. Tuttavia perplime scoprire che qualcuno, invece, reputi la ferocia di questi episodi legittima, doverosa e addirittura “pedagogicamente” necessaria. Per scoprirlo basta anche solo leggere qualche commento cinico sui social. Alcuni utenti sono addirittura genitori i quali, forse rivendicando qualche sorta di medaglia al valore, sottolineano orgogliosamente che i loro figli non avrebbero mai partecipato a una manifestazione simile “non autorizzata”.

Anche quest’ultimo concetto, del resto, andrebbe chiarito meglio. La nostra Costituzione — essendo l’Italia ancora uno Stato democratico — sancisce il diritto di esprimere dissenso, scioperare e manifestare liberamente. Fino a prova contraria. Quando si parla di autorizzazione si fa riferimento al dovere dei cittadini di comunicare l’evento in modo che possa essere organizzato un servizio d’ordine pubblico che garantisca la sicurezza per tutti i presenti.

Effettivamente la manifestazione di Pisa non era a norma sotto questo profilo, ma resta il fatto che i ragazzi stessero camminando senza creare disagi di grave emergenza urbana. Erano studenti delle superiori, qualcuno anche più piccolo. Per la stragrande maggioranza dei minorenni. Tutti senza caschi, passamontagna o armi. Senza fumogeni o bastoni. Qualcuno evidenzia come, verbalmente, abbiano insultato i poliziotti. Ammessa la scorrettezza, la reazione delle Forze dell’Ordine resta brutalmente sproporzionata. 

È il terribile retaggio del famoso proverbio “Mazz’ e panell’ fanne ‘e figli bell”. Una forma mentis retrograda che forse poteva essere considerata socialmente accettabile fino agli anni Ottanta e che oggi, invece, getta dalla finestra i più basilari rudimenti di pedagogia e scienze dell’educazione. L’idea che non ci debbano essere divergenze di idee, che manifestare sia inutile e per chi “non ha niente da fare se non grattarsi la pancia”.

Le nuove generazioni vengono spesso criticate, accusate di vivere subordinate ai cellulari. Quando poi desiderano esprimersi in piazza, alzare la voce e lottare per gli ideali in cui credono, i ragazzi vengono poi colpiti con i manganelli. Viene loro insegnato che è sbagliato avere dei valori e protestare per difenderli. Alcune persone non hanno vergogna di sostenere che sia più giusto un mondo in cui, con le botte e l’aggressività, vengano represse la libertà di pensiero e di espressione. Una realtà in cui il rispetto venga preteso con la sopraffazione. Manca il discernimento tra il rispetto delle norme esclusivamente in nome della paura e il rispetto delle stesse dopo aver concretamente compreso l’essenza delle norme. È davvero questo il mondo che meritano i giovani in futuro? Sono questi i presupposti su cui l’Italia è stata costruita nel secondo dopoguerra? Chiaramente no, ma non appare così ovvio a tutti.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

 

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