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“Mare Fuori 4”, un vero scempio dell’amatissima serieTV: tutte le falle

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LA RECENSIONE PUÒ CONTENERE SPOILER.

RECENSIONE — Senza troppi giri di parole: uno scempio. “Mare Fuori 4” ha deluso le aspettative dei fan costruite in un anno di attesa. Del resto i primi accenni di ulcera risalgono già alla visione di alcuni momenti della terza stagione. Con la quarta serie la qualità del prodotto è precipitata definitivamente a picco. Mercoledì 27 marzo Rai2 ha trasmesso le ultime due puntate dei quattordici episodi che gran parte del pubblico aveva già macinato con foga in streaming sulla piattaforma di RaiPlay.

La complessità e lo spessore delle prime due stagioni sembrano essere un ricordo remoto: i tempi in cui ci si consumava le mani per applaudire gli innumerevoli pregi di “Mare Fuori”. Premessa: non è un problema tanto di regia e nemmeno responsabilità del cast. La direzione di Ivan Silvestrini resta apprezzabile nella scelta delle inquadrature e delle sequenze. Gli attori veterani e le new-entry regalano tutti buone interpretazioni. In alcuni momenti di maggiore pathos le performance sanno essere notevoli. Sul piano musicale, le canzoni degli Almamegretta, la voce di Raiz e i brani di Icaro (Matteo Paolillo) sono elementi che accreditano punti alla serie.

Ciò non toglie che la stesura della sceneggiatura sia diventata, di volta in volta, sempre più imbarazzante. La coerenza e la credibilità delle storylines sono state sacrificate sull’altare dello spettacolare. Il fortissimo impatto estetico di molte scene è inversamente proporzionale alla verosimiglianza delle storie raccontate. Come se per gli autori non fosse più importanza introdurre personaggi, dinamiche o espedienti dotati di senso.

In “Mare Fuori 4” tutto è possibile. Lo stesso IPM ha smesso di essere un carcere di detenzione minorile credibile. È possibile fare sesso in un ospedale subito post-coma. Nessuno controlla a chi siano affidati i ragazzi per lavoro. Alcuni personaggi dicono addio e ricompaiono nell’episodio successivo. Non esistono perquisizioni per chi entra ed esce dalla struttura. I cimiteri sono aperti di notte e innumerevoli altri strafalcioni. In narrativa esiste un espediente chiamato “sospensione dell’incredulità”: “Mare Fuori 4” ne abusa ampiamente. E fin qui abbiamo fatto accenno agli elementi meno gravi della trama.

TROPPI ADULTI: STA DIVENTANDO GOMORRA

Forse la parabola discendente della serie ha avuto inizio proprio quando le vicende degli adulti hanno cominciato progressivamente a rubare sempre più spazio alle storie dei giovani detenuti dell’IPM. La presenza prepotente di Donna Wanda (l’eccezionale Pia Lanciotti), Don Salvatore (Raiz) e delle lotte per le piazze di spaccio hanno reso “Mare Fuori”, già a partire dalla terza stagione, più simile a Gomorra che al prodotto originale delle prime due edizioni. Oggi, con rammarico, si rimpiangono i giorni in cui si poteva difendere la serie a spada tratta spiegando come fosse incentrata sul riscatto e non sulle dinamiche della camorra. 

L’ECCESSIVA PRESENZA DELLA CAMORRA

In soldoni “Mare Fuori 4” è diventato tutto quello che i detrattori, senza aver guardato nemmeno un episodio, pensavano fosse. Sarà a causa dell’acquisto da parte di Netflix? Per rendere la serie più conforme ai banali gusti esteri? Per proporre una fiction italiana come il mercato straniero si aspetta che sia? Sta di fatto che le ripetitive trame sulla criminalità alla lunga diventano noiose. Non ne facciamo, come tanti altri, un discorso “moraleggiante” sull’impatto mediatico dei messaggi trasmessi ai giovani spettatori. Parliamo proprio del ritmo della diegesi, ormai non più tanto diverso da quello di una comune soap opera

TRAME PER ALLUNGARE IL BRODO

Gli intrighi e i tradimenti della camorra hanno privato, in termini pratici, del minutaggio altre storie che si rivelavano più accattivanti per il pubblico. Storylines con grande potenziale sono state, invece, messe a lungo in pausa per rappresentare per l’ennesima volta la malavita. Senza contare le innumerevoli volte in cui ormai “Mare Fuori” allunga il brodo in tante circostanze. L’esempio più eclatante è dato da Mimmo (Alessandro Orrei) che potrebbe finalmente vivere il suo percorso di redenzione. E invece no. Gli autori decidono di triturare il personaggio in nuovi vicoli ciechi. Come se la storia di Gaetano/Pirucchio (Nicolò Galasso) non fosse servita a nulla. La prima scelta di annacquare la serie fu la famosa latitanza non-sense di Filippo (Nicolas Maupas) e Naditza (Valentina Romani) tra la seconda e la terza stagione.

NON C’È PIÙ IL MARE FUORI PER NESSUNO 

Con la quarta stagione addirittura il titolo della serie sta perdendo il suo significato. Non a caso su Twitter, nelle scorse settimane, era stato lanciato l’hashtag #nuncestaomarfor, arrivato — sempre tramite i social — anche a un Ivan Silvestrini piuttosto in disaccordo. Eppure, fatta eccezione per pochi nomi che si contano sulle dita di una mano, quali personaggi sono riusciti effettivamente a godere del riscatto e della rinascita che si auspicava per loro? Quanti hanno potuto finalmente vivere un lieto fine? 

CIRO RICCI SEMPRE TRA LE SCATOLE

Naturalmente Giacomo Giorgo è un attore di talento. Lo sta dimostrando negli ultimi anni grazie ai vari personaggi che ha avuto modo di interpretare in varie produzioni Rai e non solo. Tuttavia l’ossessivo attaccamento del fandom al suo personaggio, in questo caso, è uno dei più grandi misteri di “Mare Fuori”. Gira e rigira, Ciro Ricci è sempre tra i piedi. Non prevedendo quanto calore avrebbe sollevato nel pubblico, gli sceneggiatori lo hanno condannato a morte al termine della prima stagione. Da tre stagioni però siamo ugualmente costretti ad assistere alle sue apparizioni attraverso una serie di flashback che costituiscono una spudorata forma di fan-service. In questa quarta stagione gli autori hanno tentato una riabilitazione/santificazione di Ciro Ricci che stride del tutto con il personaggio che abbiamo conosciuto nella prima. Quando lo abbiamo conosciuto nell’IPM, Ciro era completamente plasmato “dal sistema”. In punto di morte il suo cruccio era quello di aver potenzialmente deluso il padre. Negli ultimi episodi lo vediamo, invece, ribelle e generoso che, di nascosto, agisce alle spalle di Don Salvatore per cercare la madre. Il personaggio ha perso la sua coerenza.

STORIE INSIPIDE

Al di là dell’introduzione di molte decisioni sprovviste di logica, “Mare Fuori 4” ha smesso anche di proporre belle storie. Non sono più i tempi delle storylines di Carmine, Filippo, Naditza, Gemma, Pino, Kubra, Silvia, Cardiotrap o Sasà: quando le dinamiche del reato sollevavano il dubbio etico. Lo spettatore si interrogava sulle autentiche responsabilità dei detenuti. La realtà non era rappresentata in bianco e nero. Vi erano infinite sfumature di grigio. Nella quarta stagione, invece, la storia di Alina (Yeva Sai) non ha ad esempio un millesimo del pathos delle vecchie storylines. Il nuovo personaggio di Angelo (Luca Varone) è stato soltanto introdotto per preparare il terreno della quinta stagione. Di lui non sappiamo quasi nulla. Ritagliando, invece, sempre più spazio per la criminalità organizzata e per marciare sulle solite trame di camorra. Tra l’altro la produzione ha scelto anche di eliminare il famoso montaggio che ha reso “Mare Fuori” una serie così distinguibile. In passato, ad ogni episodio, la storia di qualche detenuto veniva ripercorsa a ritroso con le scene dalla famosa scritta “Tot ore prima dell’arresto”. Questa volta, in quattordici puntate, è successo soltanto un paio di volte.

IL TRAMONTO DI UN ROMANTICISMO NON STUCCHEVOLE 

Per affrontare questo argomento — come del massacro riservato alla scrittura del personaggio di Edoardo Conte (Matteo Paolillo) — ci sarebbe bisogno di articoli del tutto dedicati. Limitiamoci a scrivere che la coppia Carmine (Massimiliano Caiazzo) e Rosa (Maria Esposito) è diventata ormai più stucchevole di un barattolo di miele. La relazione tra Beppe (Vincenzo Ferrera) e la direttrice Sofia (Lucrezia Guidone) sembra esser stata improvvisata di sana pianta, senza anticiparla in maniera graduale con un’evoluzione dell’intesa tra i due. Il triangolo Edoardo – Teresa – Carmela si è tramutato in una farsa grottesca. Teresa (Ludovica Cascione), in origine una ragazza dignitosa e “Mare Fuori” di Edoardo, è diventata un personaggio completamente sconnesso dalla realtà. Carmela (Giovanna Sannino) ha dovuto vestire i panni della cattiva Eva che dice ad Adamo di mangiare la mela. Edoardo ha smesso di essere se stesso per diventare una parodia di un camorrista sciupafemmine mai sazio di potere, soldi e donne.

PINO, UNICA SODDISFAZIONE

Pino (Artem) e la profonda evoluzione del suo personaggio costituiscono l’unica vera soddisfazione per il pubblico. Unico baluardo di salvezza. Tra le tante teste calde della prima stagione, è l’unico che è maturato e continua a farlo episodio dopo episodio. Cardiotrap (Domenico Cuomo), ad esempio, è sempre stato un’anima buona nello scenario dell’IPM. Pino no. Pino è completamente diverso rispetto al bulletto della prima stagione. Come lo stesso personaggio ammette, Pino non è più Pino o’ Pazzo, ma è diventato Pino il Saggio. Simbolicamente la sua metamorfosi ricorda al pubblico che attraverso un percorso rieducativo, l’amicizia e l’affetto è possibile comprendere i propri errori e imparare a scegliere di agire nel bene. Quello che originariamente era, per l’appunto, il messaggio della serie.

CHI GUARDERÀ “MARE FUORI 5”?

In conclusione gli spettatori continuano a guardare “Mare Fuori” e, probabilmente, continueranno a farlo anche quando usciranno la quinta e la sesta stagione. Un po’ per abitudine, un po’ per inerzia, un po’ perché affezionati ai personaggi storici. Ciò non nega, tuttavia, che la serie sia diventata obiettivamente meno coivolgente. Le sue pecche ormai sono tante e difficili da ignorare. La delusione e la rabbia per il potenziale sprecato affievoliscono anche la curiosità. Nella quinta stagione non ci saranno più molti dei volti noti. La regia sarà affidata a Ludovico di Martino, già familiare a chi segue e teen-drama italiani per SKAM-Italia. Non ci resta, dunque, che aspettare per verificare se ci sarà per “Mare Fuori” una ripresa o un nuovo buco nell’acqua.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

 

 

 

 

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