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Un Pezzo di Napoli in Emilia in occasione dello spettacolo organizzato per il Supporto al reparto di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale di Parma

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E’ l’Associazione  Napolincanto presieduta da Luciano Capurro a curare lo spettacolo organizzato dall’Associazione Demetra Borbonica con l’obiettivo di raccogliere fondi per il reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale di Parma attraverso il supporto all’Associazione “Noi con Loro”,   intervistiamo Luciano Capurro presidente ed ideatore dell’associazione Napolincanto che promuove la tradizione del cafè chantant.

 

Per scoprire le origini del cafè chantant occorre immergersi in un viaggio nel passato arrivando nella Parigi del settecento,  un periodo in cui una rinnovata atmosfera di benessere spinge le persone a ricercare svago e bellezza in ogni dove e la capitale francese   diviene il centro propulsore della Belle Epoque.

 

Luciano, ci puoi parlare delle origini del cafè chantant?

La pratica di intrattenere il pubblico nei caffè parigini con scenette comiche e canzonette di argomento politico-satirico, come scrive Ettore De Mura, risale intorno al 1770;  alcuni studiosi come François Caradec e Alain Weill distinguono i cafés chantants dalle sociétés chantantes, luoghi, quest’ultimi, ove si componevano canzoni spesso sovversive e per questo sottoposti a provvedimenti di interdizione. Secondo Jaques-Charles invece i cafés chantants erano i luoghi in cui si esibivano i cantanti per attirare la clientela e, accompagnati semplicemente da un pianoforte, giravano fra i tavoli. Durante le esibizioni i clienti potevano sorseggiare un caffè, della birra o delle ciliegie sotto spirito senza maggiorazioni di prezzo rispetto agli altri caffè.

Durante tutto l’Ottocento il Caffè, inteso come punto d’incontro e di scambio, vive un momento di grande affermazione nelle principali capitali europee. Sino alla metà del settecento in questi locali, frequentati prevalentemente da uomini, non si poteva né fumare né bere alcolici, mentre all’inizio dell’Ottocento cambia il modo di concepire questi luoghi di ritrovo e la loro funzione ricreativa: in quest’epoca i proprietari dei caffè aperti lungo il boulevard degli Champs-Élysées, iniziano ad ospitare occasionalmente cantanti ambulanti che poi raccolgono le offerte volontarie dei consumatori.

I primi spettacoli non si distinguono per una particolare attenzione alla scenografia, la cui importanza è sottovalutata a favore di altri aspetti, ma con il passare del tempo, quando la tradizione del Cafè chantat si diffonde a Parigi e nelle altre città  d’Europa, la concorrenza aumenta e i locali vanno a “caccia” delle sciantose più belle e desiderate della città .

Così i caffè iniziano ad essere decorati da artisti di grande fama del calibro di Vincent Van Gogh, George Braques, Cezanne e Modigliani, e l’atmosfera diventa poco alla volta sempre più ricercata, perfetta per quell’élite che scopre la bellezza di intrattenersi in luoghi deliziosi.

Col passare del tempo, quando i gestori dei locali si accorgono che questo genere di intrattenimento attira un pubblico sempre più numeroso, decidono di ingrandire ed abbellire ed ingrandire  i locali; la pedana si trasforma in un piccolo palcoscenico all’italiana, provvisto anche di buca per l’orchestra. Le étoiles internazionali si esibiscono circondate dalla cosiddetta corbeille, ossia dalle ragazze sedute a semicerchio sul palcoscenico con in mano un mazzo di fiori a fungere da elemento scenografico.

 

Luciano, ci parli di un periodo di gradi emozioni e spensieratezza, sicuramente foriero  anche di un  filone economico, cosa ne pensi al riguardo?

La popolarità dei cafés chantants come forma di intrattenimento è data anche dal clima di spensieratezza e libertà che si respira: lo spettatore può infatti chiacchierare, fumare, mangiare e bere muovendosi per tutta la sala. I luoghi e gli spazi adibiti a cafés chantants diventano sul finire dell’Ottocento sempre più numerosi ed attorno ad essi fiorisce un mercato commerciale ricchissimo: agenzie di reclutamento degli artisti, pubblicità delle canzoni più popolari, pubblicazione di riviste specializzate nell’informazione e promozione degli spettacoli e degli artisti, manifesti sontuosi e decorati da pittori del calibro di Toulouse-Lautrec che interpretano tutta l’euforia della Belle Époque.

 

Come arriva in Italia questo movimento che possiamo sicuramente nominare culturale?

La tradizione del Cafè chantant, seguendo la scia dell’enorme successo francese, arriva a Napoli nell’Ottocento ed alcuni locali della città  diventano luoghi di ritrovo fondamentale per la raffinata nobiltà  napoletana. Qui si susseguono intellettuali e artisti di grandissimo spessore, come Gabriele D’annunzio, Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Benedetto Croce ed Eduardo De Filippo, che contribuiscono a scrivere e ad arricchire la storia di questa tradizione.

Il Cafè Chantant è uno spettacolo di spicco del teatro partenopeo che ha saputo trarre il meglio dalla tradizione d’origine parigina ed ha elaborato caratteri propri e distintivi, tali da renderlo un’esperienza unica al mondo.

Nella versione napoletana la “chanteuse parigina” si trasforma nella “sciantosa napoletana” ed i caffè partenopei aprono le porte alle artiste più affascinanti della città , offrendo alla clientela un intrattenimento musicale di alto livello. Ad essere rappresentati, infatti, non sono più semplici motivetti bensì arie tratte dalle più famose opere liriche del tempo, interpretate da cantanti che seducono l’intero pubblico con il loro charme.

Il termine sciantosa designa la cosiddetta femme fatale, la donna sensuale e dotata di arti ammaliatrici che fa impazzire il pubblico con le sue moine ed ha una voce fuori dal comune. La sciantosa per eccellenza è bella, aggraziata nel portamento e misteriosa nello sguardo, ha un accento straniero e un passato intrigante da raccontare, fatto di storie d’amore cariche di passione e malinconia. Le più ricche si esibiscono portandosi dietro una claquer personale, ossia un pubblico pronto ad applaudire alla fine dell’esibizione e a coinvolgere gli spettatori per rende l’atmosfera della sala più calda. In questo modo diventano famose e ricercate in tutti i locali della città  e si trasformano in icone di charme e stile.

 

Guerre ed evoluzioni come impatteranno su quest’attività?

Quando  a ridosso del primo conflitto mondiale, allo spettacolo di varietà si abbina il cinema ed il gusto del pubblico si evolve, ecco che il café chantant come forma dinamica per eccellenza entra in crisi. Il nuovo tipo di spettacolo che si afferma a partire dagli anni Trenta del Novecento è la rivista, una forma “ibrida” tra il café chantant e l’operetta, che mette insieme prosa, musica, danza, scenette umoristiche e la presenza fissa della soubrette. Riporto una citazione finale di Rodolfo De Angelis in merito al café chantant che racchiude in poche righe tutto il significato di questa forma di spettacolo:

 

«Il «café chantant», calcolo e sperpero, arte e bordello, fu, come tutte le forme spettacolari, riflesso del costume di un’epoca: quella umbertina e pre-prima mondiale; che sotto l’egida della libertà cristallizzò, nei rispettivi limiti, miseria e fame, ricchezza e privilegi».

 

Un’ultima domanda, come nasce l’idea di fondare l’associazione Napolincanto?

La nostra Associazione , di cui io sono il Presidente , si è costituita per volere di alcuni componenti della famiglia Capurro , che in qualità di nipoti del grande poeta Giovanni , autore della celeberrima “ ‘ O SOLE MIO “ , si prefiggono di promuovere l’arte e la cultura napoletana in varie direttive:

 

L ‘ impegno sociale e la solidarietà nei riguardi dei meno giovani , con Rappresentazioni artistiche atte a rinverdire antiche emozioni, Così , come stimolare le nuove generazioni ad approfondire la conoscenza delle nostre tradizioni , dalle villanelle del rinascimento alla cultura del novecento.

Partire dalle radici per arrivare ai nostri giorni , sviluppando nuove passioni , catturando l’interesse di chi con l’arte ha desiderio di comunicare.

 

Gli eventi realizzati in costume d’epoca e con scenografie attinenti , fanno leva sulle fusioni di canto , danza e recitazione potendo contare su un repertorio di immagini , di voci e di suoni , unico al Mondo, patrimonio della Città di Napoli.

 

 

 

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