Home Cinema Wonder Woman: l’eroina che combatte la guerra e i pregiudizi

Wonder Woman: l’eroina che combatte la guerra e i pregiudizi

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Gal Gadot nei panni di Wonder Woman in una scena dell'omonimo film di Patty Jenkins.

RECENSIONE – Dopo la mitica Lynda Carter che la interpretò nella serie-tv degli Settanta, oggi Wonder Woman ha un nuovo volto. È quello di Gal Gadot, attrice, modella e addirittura ex-soldato israeliana. L’avevamo già visto in “Batman v Superman – Dawn of Justin” di Zack Snyder nel 2016 quando l’eroina era andata a metter pace fra i due colleghi infantili.

Il film è stato diretto da Patty Jenkins ed è abbastanza estenuante leggere titoli e commenti di gente stupita e sorpresa di come “anche una donna” possa dirigere ottimamente una pellicola di Cinecomix. Soprattutto poi se il film in questione investe molto nella promozione della parità di genere.

Lynda Carter nella serie-tv “Wonder Woman” degli anni Settanta.

Apprezzabili a questo proposito i costumi e i messaggi della storia, entrambi orientati in questa direzione. Disegnata nel ’41, sicuramente al tempo gli abiti succinti dell’eroina erano finalizzati ad aggradare l’occhio del lettore. Ciononostante oggi tale scelta resta ancora giustificabile perché di Diana da sempre si è detto che fosse nata fra le Amazzoni e tutti sapremo che storicamente nella tradizione greca queste donne non indossassero propriamente il burqa. Tuttavia, a differenza del costume degli anni Settanta, questa volta il corpetto di Wonder Woman non ne mette in risalto il suo seno come fosse una pin-up. Ne mostra semplicemente un fisico bello e armonioso, ma più statuario e atletico che sensuale e seducente.

Sebbene si tratti di una Wonder Woman ancora ingenua nel primo approccio con il mondo degli uomini, in questo film abbiamo ugualmente un personaggio emancipato che si ribella alle consuetudini sociali che relegano la donna in ruoli marginali rispetto all’uomo senza badare alla meritocrazia. Il film però si presenta come un lungo flashback di Diana circa le sue origini. Pertanto viene alimentata l’aspettativa che il personaggio possa evolvere e maturare nei futuri film diventando sempre di più la Wonder Woman che il pubblico da sempre conosce.

La sceneggiatura non trascura temi di attualità come le famiglie composte da genitori dello stesso sesso e non scade nella storia d’amore sdolcinata che mette in secondo piano tutto il resto. Soprattutto quando “tutto il resto” non è roba da poco come la Prima Guerra Mondiale che la sceneggiatura ha prediletto al posto del secondo conflitto in cui in realtà Wonder Woman combatteva il Nazismo nel fumetto. Il contesto però diventa di relativa importanza se si coglie l’invito alla pace che la pellicola lancia. Citando addirittura autori greci, i personaggi riflettono sulla natura umana, divisa fra bene e male, giungendo all’incontestabile conclusione che nessuna guerra valga le milioni di vite innocenti strappate ingiustamente. Accompagnati da una grintosa colonna sonora, Diana Prince e Steve Trevor apprendono questa verità in un percorso di crescita fra rischi e pericoli e noi con loro seguendo il coraggio e lo spirito di sacrificio di cui danno prova sul grande schermo.

Di Valentina Mazzella

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