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Il Carnevale napoletano

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Benvenuti al nuovo appuntamento della rubrica: “π‘΅π’‚π’‘π’π’π’Š π’‚π’π’•π’Šπ’„π’‚: π’”π’•π’π’“π’Šπ’‚, π’‚π’π’†π’…π’…π’π’•π’Š 𝒆 π’„π’–π’“π’Šπ’π’”π’Šπ’•π’‚'”.

Il nome “Carnevale” ha per molti il significato di “togliere la carne” e allude ai digiuni quaresimali che seguono il MartedΓ¬ Grasso.

Le usanze sono sopravvissute ad antichi riti connessi alla purificazione come, per esempio, la messa in scena del funerale del Carnevale che sancisce la conclusione dei festeggiamenti.

A Napoli la tradizione carnevalesca fu un evento che si estese a partire dal Medioevo, ma solo nel Seicento venne riconosciuto.

Nel 1385 fu incoronato sovrano d’Ungheria Carlo III d’AngiΓ², giΓ  Re di Napoli. L’evento portΓ² a una grande festa tra i napoletani che fu, per molti storici, designata la nascita del Carnevale nella cittΓ  partenopea.

Successivamente, nel 1600, nacque la tradizione dei carri, abbelliti e ornati da prodotti alimentari che il popolo, affamato, assaliva per accaparrarsi i beni. Lo sparo del cannone di Castel Nuovo dava il via al “saccheggio”.

Proprio nel Seicento nacque la maschera di Pulcinella, simbolo universale della napoletanitΓ . Impersona l’esuberanza mimica e canora con la piΓΉ importante forma di filosofia, quella pratica.

Nel XVII secolo Re Carlo di Borbone organizzΓ² colossali festeggiamenti per il Carnevale in tutta la cittΓ . Il popolo affollava le strade e faceva festa anche con i classici strumenti di musica popolare, dallo scetavajasso al tricchebballacche.

Nasce, intanto, la maschera “la vecchia ‘O Carnevale”, una doppia maschera che unisce Pulcinella a cavallo su una vecchia signora, quest’ultima simbolo di negativitΓ .

Negli anni a seguire, il re Borbone sostituisce i carri con le cosiddette Cuccagne in legno, ricoperte di cibo che veniva donato al popolo.

Dopo la fine del regno borbonico, il Carnevale napoletano divenne sempre piΓΉ modesto fino alla sua sparizione. Tuttavia, fortunatamente, ancora oggi si conservano le maschere e le tradizioni popolari.

Saluti cordiali,

Pino Spera, Responsabile della Sezione Storia della Biblioteca I Care, Pomigliano d’Arco (NA).

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