ROMA – Ieri l’apertura e il primo giorno di conclave. Il sospiro sospeso per l’attesa e – perché no – anche la spensieratezza dell’ironia sulla famiglia di gabbiani appollaiati accanto al comignolo della Cappella Sistina. Oggi il secondo giorno e il termine degli indugi, inaspettatamente già a metà pomeriggio. Prima la fumata bianca e il giubilo della folla in Piazza San Pietro. Poi la città che accorre verso la Basilica tra gioia e aspettative. Per le strade si sono affrettati fedeli e curiosi.

Dopo un altro lasso di tempo carico di euforia e commozione, è stata pronunciata la frase per eccellenza. Quella che in latino conoscono anche coloro che il latino non l’hanno mai studiato in vita loro: “Habemus papam”. E finalmente eccolo, il nuovo pontefice della Chiesa Cattolica: Robert Francis Prevost che, in qualità di Vescovo di Roma, ha scelto per sè il nome di Leone XIV. Uno statunitense. Ufficialmente il primo Papa americano della storia del cattolicesimo. Nonostante l’accurata divulgazione di identikit dei vari papabili circolata sui social negli ultimi giorni, ancora molti chiedono maggiori informazioni sul suo percorso.

Ebbene, Prevost è nato a Chicago, nell’Illinois (USA) il 14 settembre del 1955 e ha 69 anni. I suoi nonni erano immigrati con origini francesi, italiane e spagnole. È in realtà in possesso della doppia cittadinanza. Non solo statunitense, ma anche peruviana. Parla fluentemente l’inglese, lo spagnolo, l’italiano, il francese e il portoghese. Sa inoltre leggere il latino e il tedesco. Ha alle spalle degli studi matematico-scientifici dai quali è poi passato all’approfondimento della filosofia. È un agostiniano e, in particolare, il primo pontefice appartenente all’Ordine di Sant’Agostino.

Nel 19 giugno 1982 riceve l’ordinazione sacerdotale dall’arcivescovo Jean Jadot, pro-presidente del Pontificio Consiglio per i Non Cristiani, oggi Dicastero per il Dialogo Interreligioso. Tra il 1985 e il 1999, Prevost ha vissuto una lunga missione in Perù, tra Chulucanas e Trujillo. Ha assunto incarichi di responsabilità come priore locale, direttore della formazione e vicario giudiziale. In questo periodo si è occupato della formazione dei giovani sacerdoti e ha promosso diversi progetti sociali.

Ha contribuito così allo sviluppo umano e spirituale delle comunità del territorio. Ha dimostrato capacità di dialogo e una delicata sensibilità pastorale che lo hanno reso un punto di riferimento per la Chiesa peruviana. Nel 2013 torna a Chicago e viene nominato vescovo per la prima volta da Papa Francesco nel 2014. Dopo molteplici esperienze, sarà sempre Bergoglio a consacrarlo Cardinale il 30 settembre del 2023. Al momento è stato già battezzato da alcuni come “il Papa del compromesso”, ideologicamente vicino alla linea del suo precedessore e dall’altra parte anche alle tradizioni della storia.

Di Valentina Mazzella

 

 

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