Martina Carbonaro: non è stata l’età a causare il suo femminicidio

AFRAGOLA – Sono trascorsi pochi giorni dal femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dal fidanzato lo scorso 28 maggio. La notizia è fresca. Il dolore della famiglia e della collettività acceso più che mai. Ancora in fermento il dibattito sul tema delle dinamiche tossiche che conducono a un dramma del genere. Tuttavia un secondo fatto agghiacciante, a questo giro, si sta verificando. L’opinione pubblica non focalizza più la sua attenzione sull’assassino, Alessio Tucci. Non si interroga su quale educazione e retroscena culturale permettano a un ragazzo di 19 anni di uccidere a sangue freddo una persona a colpi di pietra.

A quanto pare, negli ultimi giorni, una bufera mediatica si è soffermata notevolmente di più sulla vittima e sui suoi genitori. Soprattutto in seguito a delle dichiarazioni pronunciate ieri dal Presidente Vincenzo De Luca. Ciò di cui al momento tutti parlano è l’età di Martina. A 14 anni era fidanzata con un ragazzo di 18 anni che il mese prossimo ne compie 19. Vittima e colpevole hanno iniziato la loro relazione due anni fa quando, ergo, Martina aveva 12 anni.

La premessa è scontata. Sappiamo perfettamente che la Legge stabilisce come età minima per il consenso i 14 anni e vieta relazioni con oltre 4 anni di differenza se uno delle due parti è minorenne. Tuttavia nella vita reale esistono figli che non ascoltano i genitori. Farli ragionare non sempre è possibile. Barricarli in casa a tempo indeterminato nemmeno. Pertanto ci sono genitori che preferiscono instaurare un dialogo dando loro fiducia. Cercano di conoscere le persone di cui i figli si circondano proprio per sorvegliare meglio.

Le aspre critiche ai genitori di Martina, impregnate di antimeridianalismo e classismo del più feroce, lasciano intendere che i coniugi Carbonaro avessero quasi promesso in sposa Martina. Una sposa bambina adultizzata. Non è così. Il “fidanzamento in casa” di Martina era una relazione accettata e accolta dai genitori in buona fede. Quando la ragazza aveva scelto di chiudere il rapporto, la madre – come lei stessa ha dichiarato in delle interviste – aveva subito appoggiato la decisione della figlia di lasciare il ragazzo.

Senza contare che tutti da casa sembrano dare per scontato che la vittima avesse rapporti intimi già a 12 anni. È in realtà il loro giudizio ad adultizzare e a sessualizzare Martina. La storia delle ragazzine che a 12 o a 14 anni giocano ancora con le bambole è vecchia quanto il mondo. Quella delle medie è un’età intermedia in cui alcune sono effettivamente ancora “molto bambine” e altre, invece, più “signorine” seppur in maniera innocente e genuina. Son tanti gli amori in quella fase che alle volte si concretizzano a stento in un bacio a timbro.

Sorvolando ora su questi aspetti di una morbosità inaudita, concludiamo sottolineando infine l’aspetto più importante. L’età di Martina non ha influenzato in alcun modo il suo femminicidio. Se la tragedia era annunciata, il segnale non risiedeva nella differenza di età tra lei e Alessio. Indagando tra gli adolescenti, Legge o non Legge, saranno molte le coppiette con una disparità anagrafica simile. Eppure questo dato non comporta che tutti i 18enni di Italia si mettano a fracassare la testa della fidanzata. Migliaia di 18enni trattano le ragazze in maniera adeguata, con affetto ed educazione.

Se Tucci avesse avuto due anni in meno, la situazione non sarebbe cambiata. Anche se Martina fosse stata più grande non ci sarebbero state differenze. Il reato sarebbe stato ugualmente commesso perché l’età non è tra gli aspetti che hanno alimentato il movente. Del resto abbiamo l’esempio di una variegata casistica di femminicidi in cui le vittime sono donne di qualsiasi età e qualsiasi estrazione sociale. Quindi non è davvero utile e pertinente colpevolizzare ancora una volta la vittima. Che Martina riposi in pace.

Di Valentina Mazzella 

 

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